Potenza, 8 settembre 2026, ore 10:45. Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, ha annunciato una nuova iniziativa nell'ambito della medicina di genere. La proposta mira a eliminare l'obbligo di effettuare la seconda somministrazione del trattamento per l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica (IVG) in ospedale, qualora la valutazione clinica lo consenta. Questa posizione, che richiama l'attuazione delle linee guida nazionali del 2020 sull'IVG, riguarda l'organizzazione del servizio in Basilicata e pone al centro la discrezionalità dei medici, chiamati a stabilire la possibilità di somministrazione anche a domicilio.

Lacorazza ha ribadito il punto focale dell'iniziativa con una dichiarazione esplicita: “La seconda somministrazione del trattamento per l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica non deve necessariamente avvenire in ospedale”. È la terza azione promossa dal consigliere nell'ambito della medicina di genere. Le precedenti iniziative sono il test gratuito per la riserva ovarica (donnetra i 25 e i 30 anni) e il rafforzamento delle politiche regionali per la prevenzione e cura dell'endometriosi.

La valutazione medica al centro della scelta

Il modello delineato da Lacorazza non elimina il controllo sanitario, ma supera l'obbligo generalizzato di ricovero ospedaliero. La scelta del luogo per la seconda somministrazione rimarrà strettamente connessa alla valutazione medica.

Il capogruppo del Pd ha evidenziato che la possibilità di effettuare tale somministrazione a domicilio è già una prassi consolidata in altre regioni italiane. Ha inoltre collegato la proposta al rispetto della privacy delle donne. In quest'ottica, la permanenza in ospedale sarebbe prevista solo per specifiche necessità cliniche, eliminando il ricovero obbligatorio laddove non indispensabile.

Lacorazza ha precisato che l'annuncio si inserisce in una "fase operativa già avviata". Ha ribadito: “siamo già entrati in una fase operativa”. Il consigliere ha sottolineato che l'eliminazione del ricovero obbligatorio, quando non clinicamente necessario, è in linea con le indicazioni scientifiche e ministeriali e contribuisce a ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere, migliorando l'allocazione delle risorse pubbliche.