Ad Ancona, il 23 settembre 2026, il Tavolo Sanità della Coalizione Centro-Sinistra Marche ha bocciato il nuovo assetto delle Case della Comunità proposto dalla Giunta regionale. La critica si estende alle dichiarazioni dell’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro, contestando sia le funzioni attribuite alle strutture territoriali sia la presentazione del provvedimento nel dibattito pubblico.

La coalizione ha definito l’annuncio della Giunta “superficiale, confuso e infarcito di inesattezze normative”. Le critiche si concentrano su tre punti: gli orari di apertura, le funzioni pediatriche e ginecologiche, e il rapporto tra Case della Comunità e Pronto Soccorso.

Il Tavolo Sanità ha contestato in particolare l’idea che l’apertura nel fine settimana sia una novità, richiamando gli standard nazionali già previsti dal DM 77/2022 per la rete territoriale.

Le contestazioni su orari, funzioni e il ruolo delle strutture

Per il centrosinistra, l’apertura H24 delle Case della Comunità Hub e l’orario 8-20 delle strutture Spoke, anche nei fine settimana, rientrano negli obblighi nazionali. La coalizione ha affermato che “La Regione sta solo applicando la legge in ritardo”, respingendo la presentazione dell’estensione oraria come risultato autonomo della Giunta, ma come un adempimento tardivo a normative preesistenti.

Un altro punto contestato riguarda la formulazione attribuita all’assessore Calcinaro sul ruolo delle Case della Comunità rispetto a pediatria e ginecologia.

Il Tavolo Sanità ha parlato di “errore tecnico”, sostenendo che confondere tali ambiti indichi una conoscenza insufficiente della materia sanitaria. Questa critica si inserisce nel più ampio dissenso sul modello organizzativo delle strutture territoriali marchigiane.

La coalizione contesta la possibilità di trasformare le Case della Comunità in un semplice filtro per i codici minori del Pronto Soccorso. Per il Tavolo Sanità, queste strutture devono servire al monitoraggio delle cronicità, degli anziani e delle persone fragili tramite équipe multidisciplinari. Non devono, quindi, svolgere una funzione assimilabile a una succursale dell’urgenza, richiamando la natura territoriale e continuativa del servizio prevista dal DM 77/2022.