La sanità pubblica è definanziata e lo è da anni, denuncia di Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, il 22 settembre 2026 a Perugia durante l'iniziativa Uil “Difendiamo il salario”. La presidente ha posto al centro del suo discorso il finanziamento del sistema sanitario e la quota destinata alle Regioni tramite il Fondo sanitario nazionale, evidenziando il legame tra risorse nazionali, fabbisogni regionali e organizzazione dei servizi sul territorio.
Proietti ha specificato che il Fondo sanitario nazionale per le Regioni ammonta a 143 miliardi di euro, trasferiti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.
All'Umbria, con i suoi 850 mila abitanti (circa un sesto delle città metropolitane), vengono assegnati circa due miliardi di euro, calcolati in proporzione alla popolazione. Un meccanismo che, secondo Proietti, non tiene conto delle specificità territoriali.
Dispersione territoriale: un fattore di costo per la sanità
Il problema principale, secondo Proietti, è la dispersione territoriale. L'Umbria, con le sue distanze, la rete viaria e la conformazione delle aree interne, comporta costi sanitari più elevati. La presidente ha citato l'uso dell'elicottero per i soccorsi, un mezzo con costi specifici significativi. Un confronto con Milano evidenzia come i cittadini siano raggiungibili in cinque minuti da un'ambulanza, con costi inferiori.
La sanità in Umbria costa di più pro capite rispetto ad aree urbane con servizi concentrati, una criticità non esclusiva dell'Umbria.
Per questo, Proietti ha chiesto una redistribuzione delle risorse. La quota assegnata all'Umbria, ha spiegato, è sbilanciata di oltre 200 milioni di euro ogni anno. L'allarme è perentorio: "Non riusciremo più a garantire la sanità universalistica se il Ministero delle finanze non aggiunge ai 143 miliardi altri cinque". Un incremento del Fondo sanitario nazionale è ritenuto essenziale per la sostenibilità del sistema.
Il tema delle risorse si inserisce nel dossier sanitario regionale, cruciale per l'efficacia dei servizi.