I sindacati dei dirigenti medici Anaao-Assomed, Aaroi-Emac e Cimo della Valle d’Aosta hanno lanciato un allarme sulla sanità pubblica regionale, evidenziando una fase di profonda criticità. La preoccupazione principale riguarda la prolungata mancata nomina del direttore generale dell’Azienda Usl, una situazione che si protrae da mesi. Le organizzazioni sindacali sollecitano un intervento urgente sulla governance dell’azienda sanitaria e sull'allocazione delle risorse destinate al personale medico, sanitario e infermieristico.

La situazione è descritta come una fase di “profonda criticità e potenziale destabilizzazione cronica”.

L'assenza di una guida stabile e pienamente legittimata, secondo le organizzazioni, compromette la pianificazione a medio e lungo termine e blocca decisioni strategiche fondamentali, inclusa la gestione del nuovo ospedale. La frequente presenza di figure temporanee o commissariali, già riscontrata in passato, è considerata un serio ostacolo alla piena e efficace programmazione gestionale.

Organico, Pronto Soccorso e liste d’attesa

Le organizzazioni sindacali evidenziano il rischio concreto di perdere ulteriori finanziamenti regionali essenziali per aumentare l’attrattività e favorire il trattenimento del personale medico. La Valle d’Aosta, infatti, subisce una significativa concorrenza professionale ed economica da parte di Svizzera, Francia e regioni limitrofe, che attraggono dirigenti medici e sanitari.

Per mantenere la propria capacità competitiva, l'Azienda Usl necessita di incentivi economici aggiuntivi e di condizioni di lavoro sostenibili.

Le criticità si estendono anche alle strutture ospedaliere, con particolare riferimento al Pronto Soccorso. Qui, la carenza di organico, i costanti rimaneggiamenti strutturali e l’afflusso improprio di pazienti dovuto alle debolezze della medicina territoriale, sono fattori che contribuiscono all'intasamento del reparto di Emergenza-Urgenza. Durante i periodi di picco turistico, l'eccessiva pressione sul sistema comporta la sospensione ricorrente degli interventi chirurgici programmati.

Per far fronte alla carenza di personale e coprire i turni, si registra un ricorso crescente a liberi professionisti e a esternalizzazioni.

Le organizzazioni sindacali contestano fermamente questa modalità, ritenendola dannosa per la continuità assistenziale, la coesione delle équipe mediche e il rispetto dei riposi obbligatori del personale. Tale approccio, nel quadro generale di fragilità, rischia di compromettere ulteriormente la qualità e la sostenibilità del servizio.