La Fintred Calabria segnala l’emergenza che riguarda circa trenta pazienti dializzati a Reggio Calabria, costretti il 7 ottobre 2026 a presentarsi al pronto soccorso del Grande Ospedale Metropolitano per essere inseriti nei turni aggiuntivi dell’hub dialisi. Gli spazi disponibili sono stati indicati tra le 22 e le 2 del mattino, in una situazione che prosegue da mesi dopo il venir meno dell’accreditamento con il Servizio sanitario regionale del Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro.
La federazione regionale, Federazione italiana nefropatici trapiantati di rene e donatori (Fintred), lega il problema alla definizione del fabbisogno di 29 posti rene mancanti a Reggio Calabria.
Per Fintred servirebbe la firma di un Dpgr, il Decreto del presidente della giunta regionale, per chiudere il passaggio amministrativo indicato come necessario. La questione riguarda pazienti nefropatici, dializzati e trapiantati della città dello Stretto, che da mesi devono trovare posto nei turni aggiuntivi notturni del Gom oppure spostarsi verso gli ospedali di Melito Porto Salvo o Taurianova.
Turni notturni e spostamenti
La federazione descrive i pazienti coinvolti come “trenta dializzati cosiddetti impropri, nefropatici, dializzati, trapiantati della città dello Stretto, che da mesi sono costretti a vagare, se non riescono ad essere inseriti in turni aggiuntivi notturni presso l'hub dialisi del Gom, tra gli ospedali di Melito Porto Salvo o Taurianova”.
Alla difficoltà sanitaria si aggiunge quella economica, legata agli spostamenti e al rialzo dei prezzi dei carburanti, in un quadro che coinvolge anche persone invalide e con condizioni di salute già precarie.
Il caso era emerso anche il 5 ottobre 2026, quando una trentina di pazienti dializzati, molti anziani e in condizioni di disabilità, si era presentata davanti al pronto soccorso del Grande ospedale metropolitano. Il Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro aveva sospeso i trattamenti per i residenti nel capoluogo in assenza dell’accreditamento regionale. L’Azienda sanitaria provinciale aveva indicato come alternative i centri di Melito, Scilla e Taurianova, con la possibilità di trattamenti notturni; familiari e rappresentanti dei malati avevano giudicato difficili queste soluzioni per persone,