Dalla città di Fermo, il 9 ottobre 2026, la Comunità di Capodarco ha lanciato un accorato appello in vista della Giornata mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre. L'organizzazione ha denunciato con forza una rete di assistenza psichiatrica gravemente disomogenea su tutto il territorio nazionale, evidenziando profonde disuguaglianze territoriali, una carenza di standard uniformi e un insufficiente sostegno alle famiglie.

Nel sessantesimo anno dalla sua fondazione, la Comunità ha utilizzato espressioni chiare e dirette, parlando di “Servizi a macchia di leopardo e stigma sociale, malati ancora messi da parte”.

Questo allarme è stato collegato alla necessità impellente di rendere finalmente effettivi i diritti previsti nei percorsi di cura, che troppo spesso rimangono solo sulla carta.

Il punto cruciale della denuncia riguarda l'accesso ai servizi. La Comunità ha segnalato significative disuguaglianze nell’assistenza territoriale, con una presenza dei Centri di salute mentale non uniforme e spesso insufficiente, un'accoglienza e una presa in carico frammentate e la totale assenza di standard comuni a livello nazionale. L'organizzazione ha specificato che non in tutto il Paese i Centri di salute mentale restano aperti per l'intera giornata, e che nei Pronto soccorso mancano ancora corsie preferenziali dedicate alle persone in stato di acuzie.

Questa situazione, in diverse regioni, si traduce nell'assenza di percorsi chiari e di adeguate strutture di sostegno, lasciando le famiglie in condizioni di profondo isolamento e senza punti di riferimento.

Il nodo dei servizi territoriali e le risorse

La Comunità di Capodarco ha richiamato l'attenzione anche sul tema delle risorse e dell’organizzazione dei percorsi di cura. Si stima che circa 1 milione di italiani siano attualmente in cura presso i servizi territoriali, ma viene contestualmente evidenziata la marcata scarsità delle risorse destinate in Italia dal Fondo sanitario rispetto al contesto europeo. L’organizzazione ha chiesto una presa di posizione decisa e concreta su ciò che manca nei servizi essenziali, distinguendo nettamente il valore delle iniziative culturali e di sensibilizzazione dalla necessità impellente di interventi assistenziali concreti e realmente accessibili a tutti i cittadini.

Nel documento presentato, emerge con forza anche il persistente richiamo allo stigma. La malattia psichica è ancora descritta come una condizione vissuta socialmente come una etichetta o una colpa personale, in netto e drammatico contrasto con lo spirito innovatore della storica riforma Basaglia. La richiesta fondamentale è di garantire alle persone con disturbo psichico l’accesso a cure che non producano ulteriore esclusione e che, al contrario, favoriscano attivamente il loro pieno reinserimento nella comunità. L’obiettivo primario formulato dall’organizzazione è trasformare i “diritti sulla carta in servizi reali, concreti e accessibili a tutti”.

Stigma, famiglie e narrazione pubblica

La Comunità di Capodarco ha espresso viva preoccupazione anche per la narrazione mediatica e politica sulla salute mentale. Nel