Il rientro di Edwin Díaz nel bullpen dei Los Angeles Dodgers, dopo un’assenza iniziata il 17 agosto, sta ridefinendo, almeno in parte, le prospettive della squadra in vista della postseason. Il lanciatore, 32 anni, reduce da problemi al gomito e al collo, è stato impiegato in situazioni a basso rischio: prima nel successo per 8-2 sui Giants, poi in un’altra gara con sei punti di margine. L’obiettivo è chiaro: valutare attentamente condizione, velocità e controllo, senza affrettare il suo ritorno nel ruolo di closer, una posizione di cruciale importanza.
Un’arma potenziale, non ancora una certezza per i playoff
La discussione sul futuro di Díaz si concentra sul divario tra il suo indubbio valore potenziale e una stagione fin qui complessa. I Dodgers lo avevano ingaggiato come closer All-Star, con un contratto da 69 milioni di dollari, ma il suo rendimento è stato irregolare. Le statistiche parlano chiaro: un’ERA di 11.85, con dieci basi ball concesse in 14.2 inning iniziali, e ben quattro partite in cui ha subito almeno tre punti. Il suo valore bWAR si attesta a un preoccupante -1.2 in 17 presenze. Anche il percorso di riabilitazione in Triple-A aveva sollevato dubbi, culminato in un’uscita recente dove aveva concesso cinque punti, tre basi ball e un colpito.
Tuttavia, nel nono inning contro i San Francisco Giants, Díaz ha mostrato segnali incoraggianti, chiudendo l’inning senza subire punti, pur concedendo un singolo con due out. La sua fastball ha raggiunto una media di 97.6 miglia orarie, un incremento di 1.3 miglia rispetto alla sua media stagionale, suggerendo un recupero di potenza. Dave Roberts, il manager dei Dodgers, ha escluso un ritorno immediato nel ruolo di closer, delineando un preciso criterio di valutazione: «Vogliamo semplicemente vederlo lanciare la palla come è capace di fare. Stiamo parlando di nove partite, quindi circa tre o quattro apparizioni per valutarlo, e questo dovrebbe essere sufficiente». Questa dichiarazione sottolinea la volontà di procedere con la massima prudenza.
Le prossime uscite decisive per un posto nel roster di ottobre
La sua seconda apparizione in campo ha rafforzato i segnali positivi: un altro inning senza punti subiti, due strikeout e un solo corridore arrivato in base, il tutto ancora in una situazione di gioco protetta. Se la postseason fosse iniziata la scorsa domenica, i Dodgers si sarebbero qualificati come la testa di serie numero due della National League, garantendosi un riposo al primo turno e la possibilità di affrontare una serie divisionale contro la migliore qualificata tra i Braves e i Phillies, indicati come sesta testa di serie. È fondamentale, però, ricordare che due sole buone prestazioni non possono cancellare mesi di difficoltà.
Roberts, alla guida della squadra dal 2016, ha sempre dimostrato di basare le sue scelte per il roster finale su chi offre le maggiori garanzie nel momento cruciale, non solo sul nome altisonante o sull’entità del contratto. La decisione finale sul suo impiego nei playoff dipenderà quindi interamente dalle sue prestazioni nelle ultime, decisive uscite della regular season.