Il pilota Franco Colapinto è intervenuto il 1 ottobre 2026 sul tema dell’odio online in Formula 1, collegando il problema alle reazioni seguite al Gran Premio dell’Azerbaigian. Il pilota argentino ha spiegato che i protagonisti del paddock devono evitare di alimentare gli abusi con dichiarazioni pubbliche troppo dure e, allo stesso tempo, ricevere maggiore supporto per prevenirli prima che si moltiplichino sui social.
Il riferimento è alle parole di Lando Norris, che dopo l’incidente in Azerbaigian aveva chiesto una penalità molto dura per Colapinto.
L’episodio era nato alla ripartenza dietro safety car, quando il contatto aveva coinvolto tre vetture e messo fuori gara Norris, Colapinto e Pierre Gasly. Le dichiarazioni del pilota britannico hanno poi generato critiche e abusi online, in particolare da parte di alcuni tifosi.
Il chiarimento con Norris
Colapinto ha detto di avere compreso il contesto emotivo in cui Norris si era espresso. Secondo l’argentino, il rivale aveva parlato “a caldo” e in seguito si è scusato. Il confronto diretto tra i due ha chiuso la vicenda sul piano personale: “Ne abbiamo parlato ed è tutto a posto”, ha spiegato Colapinto, pur sottolineando che parole pronunciate in pubblico possono avere conseguenze pesanti quando vengono rilanciate dalle comunità online.
Il suo intervento evidenzia la responsabilità condivisa dei piloti. Colapinto ha ricordato che chi scrive da una tastiera spesso non percepisce l’effetto dei propri messaggi su chi li riceve: “Siamo tutti molto sensibili. Siamo esseri umani”. Per questo, non basta intervenire dopo gli episodi più evidenti: il problema va affrontato prima, con maggiore attenzione da parte dei protagonisti e un lavoro comune dentro la Formula 1.
L'odio online: un fenomeno globale
Colapinto ha respinto l’idea che gli abusi provengano solo dai tifosi argentini o da una singola base di sostenitori. Ha spiegato che l’odio online arriva “da tutto il mondo” e da molteplici fanbase. Ha ammesso di essere lui stesso bersaglio di messaggi offensivi: “Ne ricevo tanto e nessuno ne parla mai”. Questa testimonianza rafforza l'argomentazione che il problema riguarda tutti i piloti e merita un'attenzione costante e collettiva.