Tempo di 730, di rimborsi e molti contribuenti si trovano come ogni anno a fare i conti con ricevute, scontrini e quant’altro. Un tipico esempio è il Bonus Mobili, ovvero la detrazione che può essere richiesta da chiunque stia eseguendo dei lavori di ristrutturazione rientranti in quelli ammessi alla Detrazione 50%, ossia quelli indicati dall’art. 16-bis, comma 1 del TUIR.

La circolare 29/2013 dell’Agenzia delle Entrate, per lo specifico caso del Bonus Mobili, ha chiarito che il pagamento è ammesso anche con carte di credito e carte di debito (Bancomat), previa conservazione della ricevuta del pagamento e la distinta dell’addebito della somma pagato sul conto corrente.

Fin qui la normativa, ma in tanti si presentano ai Caf (centri di assistenza fiscale), con fatture e ricevute di acquisti di mobili domestici, anche per cifre minime, pensando di detrarre dalle imposte una quota dell’acquisto effettuato più di un anno fa. Spesso però il responsabile del Caf si trova costretto a deludere le aspettative poiché non tutti sanno che per usufruire del bonus occorre che l’acquisto rientri, sia la normale conseguenza, di una ristrutturazione immobiliare.

Tralasciando le modalità operative sull’accesso alle detrazioni fiscali per ristrutturazioni è però importante sottolineare che non basta ritinteggiare casa per dar luogo ad una ristrutturazione ed essendo l’Italia piena di furbetti. Molti commercianti per invogliare all’acquisto hanno paventato come concreta e reale la possibilità di detrarre una parte del costo dalla dichiarazione dei redditi, abbassando così di fatto il peso della spesa sul bilancio familiare.

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