Secondo il centro studi Unimpresa ci sono stati incrementi di tasse per 12,7 miliardi di euro nel triennio 2013-2015. Nel 2013 sono, infatti, stati versati circa 5 miliardi e mezzo di tributi, nel 2014 sono 4,1 miliardi di tasse in più e nel 2015 sono previsti quasi 3 miliardi di aggravi.

Le analisi sono basate sui dati di Bankitalia secondo cui questi aumenti prevedono tantissimi rincari come Iva, benzina, sigarette, Ires, #Irap e altre spese di uguale taglio. Ad essere compresi sono anche gli aumenti sulle bibite dei distributori automatici. Centocinquanta milioni di aumento addizionale Ires nel settore dell'energia nel 2015 e 1,5 miliardi sempre di addizionale Ires sulle banche nel 2014 che hanno pagato nel 2013 1,4 miliardi in più per l'incremento del 27,5% degli acconti Ires e Irap.

Longobardi: 'Per finanze pubbliche si ricorre sistematicamente al prelievo tributario'

I dati dimostrano come i tributi vengono troppo spesso utilizzati per mettere in equilibrio i conti pubblici. Il presidente Unimpresa, Paolo Longobardi, ritiene che il governo sia partito con il piede giusto ma ancora la strada per rendere il fisco poco oppressivo è molto lunga. Nel 2015 sono infatti previsti 671 milioni in più per aumento accise su gasolio, benzina e aumenterà anche di 334 milioni il prelievo su tabacchi e fumo. Salirà anche l'imposta ipotecaria e catastale, sanatoria del gioco d'azzardo.

Conclude Longobardi affermando che il vero spread è il peso delle tasse pagate dalle famiglie e dalle imprese. In altre parole il presidente di Unimpresa pone un'importante interrogativo ossia se è possibile trarre vantaggi se oltre la metà dei fatturati devono essere versati nelle tasche dello stato.

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