Una guerra degna delle migliorisaghe cinematografiche quella che che si sta combattendo tra i duesupercolossi della telefonia e tecnologia digitale, la sudcoreanaSamsung e l'americana Apple. E' di ieri l'ultimo capitolo diquesta contesa con la sentenza del tribunale californiano di San Josèche ha stabilito il risarcimento alla Apple di ulteriori 290milioni di dollari da parte dell'azienda sudcoreana a causa,com'è noto ormai da tempo, della violazione della proprietàintellettuale dei prodotti dell'azienda che fu di Steve Jobs.

Una 'querelle' quella tra i due big della telefonia e dei prodottidigitali che affonda le sue radici ormai a più di un anno fa, quandolo stesso tribunale di San Josè confermò le responsabilità dellaSamsung nella violazione dei brevetti in possesso degli americani,stabilendo un risarcimento davvero 'mostruoso', pari ad un miliardodi dollari.

Somma che, tuttavia, nel marzo di quest'anno fu rivistadalla corte ed abbassata a soli, si fa per dire, 589, 8 milioni, unascelta quella dell'autorità giudiziaria motivata, confermano gliatti giudiziari, per "un'inammissibile teoria legale della Apple"e per l'evidente mancanza delle indicazioni di quanto realmente abbiadanneggiato l'azienda di Steve Jobs ogni singola violazione deifamosi 14 prodotti della Samsung oggetto della violazione.

Questofino all'ennesimo colpo di scena di ieri che ha in pratica'rovesciato' l'ultima sentenza del 1 marzo: la corte ha infattistabilito che l'azienda di Seul dovrà risarcire la Apple di 290milioni di dollari da sommare ai 589,8 già stabiliti nel 2012, perun ammontare complessivo di 890 di risarcimento da versare nellecasse dell'azienda di Cupertino.

Nonostante ciò, da una lettura deidati commerciali, si apprende che la preferenza degli amanti dei'touch scream' e dei servizi dello smartphone guarda con favore adoriente: la Samsung è leader mondiale per i prodotti di telefoniamobile, grazie anche alla prosperità dei mercati asiatici che, adifferenza di quelli europei ed americani, continuano inesorabilmentea crescere ed espandersi.

Un parabola discendente quella dell'aziendacaliforniana che inizia a preoccupare non solo i suoi vertici, ma gli stessi mercati e gli azionisti in borsadel titolo Apple.

Il 2013, il primo senza Steve Jobs, è stato unanno difficile per l'azienda di Cupertino, avendo registrato inaprile il suo primo calo di utili dopo 10 anni consecutivi di rialzi,circa 2 miliardi di dollari in meno rispetto al 2012, nonché ledimissioni della carismatica figura, compagno SteveJobs sin dagli inizi della storia dell'azienda, Bob Mansfield.

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