Ancora in Italia non vi è stato dato molto risalto, ma l'interesse verso il BitCoin sta crescendo esponenzialmente. Basti pensare che il primo agosto 2013 un BitCoin valeva all'incirca 80 EUR e oggi, solo 5 mesi dopo, ne vale ben 660.

Ma di cosa si tratta, come si ottengono, come si spendono? E, soprattutto, è legale tutto ciò? Vediamo velocemente di rispondere in maniera sufficientemente semplice e nel contempo il più esaustiva possibile a queste domande senza incorrere in complessi aspetti economico-finanziari per i quali rimando, a chi fosse interessato, a ricercare in Rete.

Il BitCoin è una moneta digitale, quindi come tutte le monete, la funzione primaria è l'utilizzo per l'acquisto di beni e servizi. E come tutte le altre valute ha un suo simbolo (simbolo: ฿; codice: BTC o XBT) ed un controvalore in altre divise.

Non appartiene ad un dato Paese o Stato, pertanto non esiste un organo di governo nazionale o sovranazionale in grado di stamparla ed immetterla sul mercato controllandone la circolazione.

Questo è il primo aspetto cruciale di questa moneta che, prima o poi, i governi dovranno affrontare.

Bene, chi controlla e stampa BitCoin? La Rete. Ovvero, chiunque voglia partecipare alla generazione e alle verifiche facendo il miner, ovvero creando bitcoin, non per sé, naturalmente, ma da immettere in circolazione, esattamente come fa la Zecca e nel contempo accollandosi anche il compito molto più complesso e oneroso di verificare la correttezza e liceità delle transazioni.

In sostanza fare mining significa partecipare con il proprio elaboratore a verificare la correttezza delle transazioni contribuendo ad eseguire una parte dei calcoli matematici che, ad ogni nuova transazione e nuovo bitcoin, diventano sempre più complessi e pertanto lunghi e che necessiteranno quindi di nuovi miner.

In altre parole, le transazioni non sono registrate o mantenute da un database unico, ma da un sistema distribuito mondialmente su un numero elevato di Server e ogni qualvolta un utente esegue una transazione c'è bisogno di elaborare calcoli di una complessità molto elevata che viene distribuita su diversi calcolatori, più o meno potenti, messi a disposizione dai miner e raggiunti tramite Internet.

In cambio si viene ricompensati, naturalmente in BitCoin. Vi starete subito domandando se può essere un business fare mining? Si e no, dipende da diversi fattori in quanto la remunerazione è assolutamente infima in termini percentuali e copre a stento le spese computazionali (energetiche), di banda (internet) e degli asset (server potenti). In più la remunerazione decresce con il trascorrere del tempo, mentre aumenta la complessità di calcolo (sempre più bitcoin in circolo in Rete) e quindi il tempo necessario per processare e verificare le transazioni e generare Bitcoin.

Si fa decisamente prima ad ottenerli in altri modi come vedremo di seguito.

La rete Bitcoin genera quindi e distribuisce monete in modo casuale a intervalli regolari durante la giornata a chi ha attivo sul proprio computer il software di mining. Ogni tanto (a intervalli variabili) nella rete viene immesso il problema computazionale e dal computer che per primo trova la soluzione parte un avviso per gli altri di fermarsi e la richiesta per avere la proprietà di un nuovo blocco di bitcoin.

Significa che un miner può lavorare per nulla? Esatto, fa parte della variabilità del guadagno.

E se ne stamperanno all'infinito? No, è già previsto dal lancio del progetto che il quantitativo totale di BitCoin in circolazione è stato fissato e sarà di 21 milioni. Quando non si produrranno più BitCoin e il loro valore tenderà naturalmente a salire, si potranno frazionare fino ad 8 cifre decimali che permetteranno di avere fino a 2 milioni e 100 mila miliardi di possibili unità di scambio (chiamate satoshi in onore dello pseudonimo dell'ideatore del BitCoin). Si avranno quindi bitcoin (unità), bitcent (centesimi), bitmill (millesimi), microbit (milionesimi) e, appunto satoshi.

Chi controlla tutto ciò? Qui è la parte più bella: come detto, tutti, o meglio, chiunque voglia. È un progetto aperto, quindi la Rete in sè stessa, il crowd. E la sicurezza? Garantita dal protocollo, sempre open source.

Si possono acquistare beni o servizi in BitCoin? Assolutamente sì. E il numero di merchant che accettano tale valuta digitale sta crescendo. C'è chi converte BitCoin in denaro? Già di per sé la domanda presuppone che i BitCoin non siano denaro, almeno per come lo intendiamo. Ad oggi ci sono aziende che convertono la valuta BitCoin in EUR, USD o altro. Cosa ci guadagnano? Una piccola commissione e, probabilmente, scommettono sul crescere del controvalore.

Ora che abbiamo capito di cosa si tratta (moneta digitale criptata) e come acquistare beni o servizi, rimane da capire l'ultimo fondamentale aspetto: come ottenere questi benedetti BitCoin? Il sito ufficiale contiene una pagina dedicata, ma in sintesi occorrono due semplici passi : 1) creare un portafoglio (come avviene per qualsiasi valuta, titolo o altro) totalmente gratuito sul proprio PC (attenzione backuppate che perdendo i dati si perde il portafoglio!)  2) Ottenere bitcoin offrendo beni e servizi ed accettando BitCoin come pagamento, oppure acquistandoli da amici oppure su siti di exchange

È legale? Possiamo dire che, ad oggi, non è illegale, o meglio, non esiste attualmente (alla data di pubblicazione di questo articolo) alcuna norma o decreto che si esprima in tal senso, in alcuna nazione. Forse l'unico aspetto che può costituire un ostacolo è rappresentato dall'attuale intracciabilità della transazione, il che può potenzialmente prestare il fianco ad un utilizzo non proprio lecito.

Rischi di speculazione o inflattivi? Si può rispondere con la medesima domanda, ma riferita alle valute a corso legale.

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