Il gruppo di ricerca UC Berkeley, guidato dall'Università della California, e il team della Space Telescope Science Institute (STScI), hanno condotto un'importante ricerca pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Attraverso dati specifici, raccolti separatamente dai due gruppi, è stato possibile scorgere per la prima volta un oggetto presumibilmente riconducile a un buco nero fluttuante utilizzando la tecnica del microlensing gravitazionale. Al corpo celeste incognito è stata assegnata la sigla OB0110462 per garantirne il riconoscimento e la classificazione.

Mentre la morte di una stella non isolata conduce alla formazione di un buco nero reso visibile dalla luce fornita dall'intorno stellare da cui è circondato, la morte di una stella isolata potrebbe portare alla formazione di un buco nero invisibile con le comuni tecniche astronomiche. Il microlensing sfrutta il campo gravitazione delle stelle vicine all'osservatore per permettere la visualizzazione di corpi celesti distanti o isolati che possono essere così individuati e studiati in ambito astronomico.

Indipendentemente dalla reale natura dell'oggetto spaziale avvistato, non ancora confermata per via delle sue caratteristiche simili a quelle di una stella di neutroni, la ricerca condotta ha permesso di acquisire alcune informazioni necessarie per approfondire gli studi relativi alla distribuzione dei buchi neri nella galassia nonché al loro numero, alla loro massa e distanza dalla terra.

La precisa quantificazione dei buchi neri, inoltre, offrirebbe una solida base per studi futuri sull'evoluzione delle stelle nella Via Lattea e sul fenomeno del Big Bang: non ancora totalmente compreso.

Confronto dei dati raccolti dai due gruppi di ricerca

Per condurre le analisi fotometriche sono stati utilizzati due telescopi, situati rispettivamente in Cile e in Nuova Zelanda.

I dati astrometrici sono stati ottenuti dal telescopio spaziale Hubble della NASA.

I ricercatori Casey Lam e Jessica Lu, appartenenti al gruppo UC Berkeley, hanno determinato una massa media del corpo celeste pari al triplo di quella Sole, una distanza media dal centro della Via Lattea di 4270 anni luce ed una velocità di fluttuazione pari a 30 Km/s.

La STScI riporta, invece, una massa del corpo celeste pari a 7.1 volte quella del Sole, una distanza media di 5153 anni luce e un velocità dell'oggetto pari a 45 Km/h.

Buco nero o stella di neutroni?

Il tempo necessario per focalizzare OB110462, mediante l'esperimento di microlensing, è stato sorprendentemente lungo, infatti, la sua completa illuminazione si è verificata dopo più di un anno dall'avvio del progetto. Questo evento, secondo Lam, confermerebbe che l'oggetto in questione rappresenti un buco nero in fluttuazione costante. Alcune variabili sperimentali quali la densità del gruppo di stelle che promuovono la visualizzazione del corpo, la loro posizione relativa rispetto all'oggetto in movimento e le limitazioni della strumentazione giustificherebbero solo in modo parziale lunga durata dell'esperimento: infatti, secondo la letteratura, se questo evento si manifesta in tempi superiori ai 120 giorni, la probabilità che l'oggetto studiato sia un buco nero aumenta notevolmente.

In linea di principio, la massa determinata dal gruppo STScI non lascerebbe dubbi sul fatto che l'oggetto incognito rappresenti un buco nero: essendo in linea con quella di tutti gli altri già identificati e superiore a 5 volte quella del sole come previsto dalla teoria. Tuttavia, il dato ottenuto dal gruppo UC Berkeley è fuorviante e giustificherebbe meglio l'ipotesi che OB110462 sia una stella di neutroni. Quest'ultima, infatti, non può collassare in un buco nero dopo la morte nonostante la sua piccola massa (circa il doppio rispetto a quella del Sole) perché la gravità viene controbilanciata dalla pressione interna fornita dai neutroni.

La replica dell'esperimento, supportata dalla National Science Foundation e dalla National Aeronautics and Space Administration, e il conseguente confronto dei dati sperimentali con quelli attuali contribuirà a fare maggiore chiarezza sull'origine del corpo ignoto e sulle sue caratteristiche. Per ora ci si può ritenere soddisfatti di aver individuato un nuovo oggetto in movimento nella galassia che potrebbe contribuire ad ampliare le attuali conoscenze dell'Universo.