SpaceX sta aprendo una nuova fase nella sua storia finanziaria. Secondo quanto emerso, l’azienda starebbe predisponendo un’offerta pubblica iniziale (IPO) già nel 2026, mentre le vendite secondarie di azioni pre-IPO sono già “on fire”, con una domanda altissima.

Valutazioni in costante accelerazione

La traiettoria di SpaceX nelle valutazioni private è stata vertiginosa negli ultimi anni. Da circa 210 miliardi di dollari nel 2024 in una vendita secondaria, si è passati a 350 miliardi a fine 2024 grazie a un’offerta con buyback da 1,25 miliardi. Nella tarda estate 2025 la valutazione si attestava intorno ai 400 miliardi, e ora nuovi round secondari mirano fino a 800 miliardi, con l’obiettivo di duplicare la valutazione precedente e superare OpenAI come azienda privata più preziosa al mondo.

In uno scenario più realistico, alcune fonti citano prezzi per azione vicini a 300 dollari, equivalenti a una valutazione intorno ai 560 miliardi. Questo suggerisce che l’obiettivo degli “800 miliardi” sia un upper-bound per testare il mercato. Elon Musk, tuttavia, ha smentito qualsiasi raccolta di capitali, dichiarando che SpaceX è cash flow positive e svolge buyback periodici per fornire liquidità a dipendenti e investitori.

Verso un’IPO nel 2026: cifre e tempistiche

Le vendite secondarie non solo riflettono l’entusiasmo del mercato, ma sembrano preludere a una vera IPO. Secondo diverse fonti, la società ha già comunicato a investitori e banche di riferimento l’intenzione di quotarsi nella seconda metà del 2026, con una valutazione potenziale che può superare il trilione di dollari.

Elon Musk ha avvalorato questa possibilità rispondendo su X a un articolo, dando dignità alle indiscrezioni sul piano IPO. L’eventuale levata di capitale pubblica sarebbe tra le più imponenti mai viste, avvicinandosi — o persino superando — il record di Aramco (IPO da circa 30 miliardi di dollari nel 2019).

Strategia finanziaria e narrativa di mercato

Lo schema adottato da SpaceX è attento e progressivo: le vendite secondarie semestrali creano liquidità controllata senza indicare disperazione per fondi freschi, segnando il mercato con nuovi livelli di valutazione in vista di un futuro IPO. Il CFO Bret Johnsen avrebbe già approvato una vendita secondaria da circa 2,56 miliardi a 421 dollari per azione, con obiettivo IPO 2026 e un possibile raise superiore a 25 miliardi.

Dietro questa strategia c’è una narrativa forte: SpaceX si presenta non solo come leader nel lancio di razzi riutilizzabili e nella connettività satellitare con Starlink, ma come infrastruttura spaziale capace di ospitare data center in orbita, missioni lunari e marziane. Questo posiziona l’azienda come una protagonista dell’economia orbitale e potenzialmente dell’AI nello spazio.

Impatto sul mercato e futuro prossimo

Un’IPO di tali proporzioni avrebbe ripercussioni oltre SpaceX: potrebbe innescare un effetto domino tra i principali “late-stage unicorns” come OpenAI, Stripe e Databricks, stimolando un nuovo ciclo di offerte pubbliche. Inoltre, confermerebbe sul mercato pubblico la tendenza a valutazioni spettacolari per startup tech con modelli di business orientati a infrastrutture e servizi globali.

Per gli investitori istituzionali e retail, finora l’accesso resta limitato al mercato privato. Ma una quotazione darebbe trasparenza e un punto di ingresso al “mondo reale” delle azioni, con rischi e opportunità ben definiti.

Nel frattempo, la narrativa sul valore di Starlink come generatore di ricavi ricorrenti e Starship come propulsore di nuove frontiere spaziali rafforza la credibilità delle valutazioni elevate, anche se il mercato pubblico potrebbe richiedere tempo per digerire multipli così alti.

SpaceX conferma di essere nel pieno di un’accelerazione strategica che fonde innovazione tecnologica e finanza strutturata. Le vendite secondarie infuocate, l’IPO mirata al 2026 e la narrazione del dominio spaziale ne delineano un profilo unico: un gigante orbitante che, prima o poi, atterrerà sui mercati pubblici con un impatto potenzialmente senza precedenti.