È l’ultimo capitolo di una battaglia feroce tra la Silicon Valley e il governo statale: Derik Kaufmann, fondatore dell’AI startup RunRL, ha annunciato una “Marcia per i miliardari” a San Francisco per protestare contro la proposta di legge californiana che impone una tassa una tantum del 5% sulla ricchezza delle persone con un patrimonio superiore a 1 miliardo di dollari.

Origine e contesto della protesta

L’iniziativa è emersa attraverso un sito web provocatorio con lo slogan «Vilifying billionaires is popular. Losing them is expensive.», inizialmente scambiato per satira.

Ma Kaufmann, già parte del programma di accelerazione Y Combinator e ora dissociato da RunRL, ha confermato che la manifestazione è reale e avrà luogo sabato prossimo. Non è sostenuta da gruppi o lobby organizzate, ma nasce da una decisione individuale, come chiarito in un’intervista al San Francisco Examiner e a TechCrunch. La sua preoccupazione riguarda gli effetti nocivi della tassa sull’ecosistema delle startup nella regione. Secondo Kaufmann, colpisce duramente fondatori con patrimonio su carta, costringendoli a liquidare azioni in condizioni sfavorevoli e a rinunciare al controllo delle proprie aziende. Inoltre, sottolinea l’assenza di precedenti per una forma così ampia di wealth tax negli Stati Uniti e cita la Svezia, che l’ha abolita 20 anni fa, registrando oggi il 50% in più di miliardari in rapporto alla popolazione rispetto agli Stati Uniti.

La tassa: elementi tecnici e dinamiche politiche

Il “Billionaire Tax Act”, promosso dal sindacato SEIU United Healthcare Workers West, prevede una tassa del 5% sulla ricchezza netta dei miliardari californiani e potrebbe generare decine di miliardi per finanziare servizi pubblici, tra cui sanità e istruzione. Tuttavia, il governatore Gavin Newsom ha già annunciato l’intenzione di porre il veto, qualora la legge dovesse approdare in Aula. Ciononostante, la proposta ha già scatenato una fuga di élite tecnologiche: fondatori come Larry Page, Sergey Brin e Peter Thiel hanno spostato residenze o asset verso Stati ad alta attrattività fiscale, come Florida, Texas o Delaware. Personalità come David Sacks l'hanno definita una forma di “sequestro di beni”, sostenendo che non si tratti di una tassa occasionale, ma dell’inizio di una serie di imposizioni ripetute nel tempo.

Dal lobbying alla piazza: un turning point nella mobilitazione dei fondatori

Finora, il dissenso dei fondatori si è manifestato in sale private, gruppi d’interesse e donazioni politiche: il fondo Building a Better California, sostenuto da figure come Brin, Schmidt e Larsen, ha raccolto decine di milioni per influenzare il dibattito pubblico. La “Marcia per i miliardari” rappresenta invece un passaggio verso l’azione visibile, una manifestazione aperta che rompe con le logiche tradizionali del potere economico. Sebbene l’evento sembri avere dimensioni ridotte — si parla di poche decine di partecipanti e nessuno tra i miliardari reali — il suo valore simbolico potrebbe scuotere l’opinione pubblica e gli investitori, segnalando un clima politico sempre più instabile.

Implicazioni per startup, investitori e politica fiscale

Per l’ecosistema high-tech californiano, questa manifestazione funge da avvertimento: la tutela della ricchezza e delle prospettive di crescita può trasformarsi in protesta attiva. Per gli investitori, rappresenta un elemento di rischio politico che può influire su decisioni di allocazione del capitale. Per le istituzioni, diventa un segnale chiaro: la regolazione fiscale — anche se motivata da emergenze sociali — può provocare reazioni forti da settori strategici per l’innovazione.

In sintesi, la “Marcia per i miliardari” non è una grande manifestazione, ma è un “hic et nunc” che sottolinea quanto la relazione tra policy pubbliche, capitale tecnologico e attivismo imprenditoriale stia cambiando.

Rischia di essere solo uno spavento d’immagine o un punto d’innesco per nuove forme di protesta collettiva tra fondatori: solo il seguito dei fatti dirà se si tratterà di uno stimolo isolato o dell’alba di un nuovo attivismo civico imprenditoriale.