Una recente dichiarazione di Tal Dilian, fondatore di Intellexa e condannato per lo scandalo dello spyware Predator, ha riacceso il dibattito pubblico in Grecia. Dopo la sentenza del 26 febbraio 2026, che ha visto lui e altri tre dirigenti riconosciuti colpevoli per l’uso illecito del software contro giornalisti, oppositori e funzionari, Dilian ha annunciato l’intenzione di appellarsi. Definendosi un “scapegoat”, ha suggerito un coinvolgimento diretto del governo greco nelle operazioni di spionaggio di massa, mettendo in discussione la versione ufficiale sull’“affaire Predator”.
La condanna e le accuse nel caso Predator
Il 26 febbraio 2026, un tribunale di Atene ha emesso una sentenza storica: Tal Dilian, Sara Hamou, Felix Bitzios e Yiannis Lavranos sono stati riconosciuti colpevoli di violazione della riservatezza delle comunicazioni, manomissione di archivi dati e accesso illegittimo a sistemi informatici. Nonostante una condanna nominale di 126 anni e otto mesi ciascuno, la legge greca limita la pena effettiva a otto anni. Il tribunale ha anche disposto l’inoltro del fascicolo a un procuratore per ulteriori indagini, che potrebbero riguardare reati aggravati come lo spionaggio.
Le affermazioni di Dilian e le reazioni politiche
In un’intervista, Dilian ha dichiarato che Intellexa forniva la sua tecnologia esclusivamente a governi e forze dell’ordine, sottolineando che la responsabilità per l’uso legale dello spyware ricade sulle autorità acquirenti.Tali affermazioni rappresentano la prima ammissione da un imputato che suggerisce un coinvolgimento istituzionale, scuotendo la narrativa ufficiale e sollevando nuovi interrogativi sulle responsabilità politiche.
La reazione politica è stata immediata. Nikos Androulakis (PASOK), una delle vittime designate, ha accusato il premier Kyriakos Mitsotakis di essere al centro di una “deep state” che avrebbe sorvegliato ministri, funzionari militari e giornalisti. Altri esponenti di Sinistra hanno parlato di “crisi istituzionale” e richiesto un’inchiesta parlamentare indipendente. Il governo ha respinto le accuse come “distrazione politica”, ricordando che la Corte Suprema nel 2024 aveva già prosciolto agenti governativi e servizi segreti da ogni addebito.
Il contesto del "Predatorgate" e le richieste di trasparenza
Lo scandalo, noto come “Predatorgate” o “Watergate greco”, è emerso nel 2022. Giornalisti e politici, tra cui Thanasis Koukakis e Nikos Androulakis, scoprirono di essere stati spiati tramite il malware Predator, sviluppato da Cytrox e distribuito da Intellexa, con il presunto coinvolgimento dell’intelligence di Atene (EYP).
Le rivelazioni portarono alle dimissioni dell’allora capo dell’intelligence e di uno stretto collaboratore del premier, oltre a una mozione di sfiducia parlamentare nel 2023, fallita per pochi voti.
Organizzazioni come Amnesty International hanno accolto la sentenza del 2026 come un segnale contro l’impunità nella sorveglianza, ma hanno evidenziato la persistente mancanza di trasparenza sul ruolo statale. Human Rights Watch ha insistito sulla necessità di estendere le responsabilità anche a coloro che hanno ordinato l’uso della tecnologia.
Appelli, nuove indagini e tensioni politiche
Tal Dilian e i suoi coimputati hanno annunciato l’intenzione di appellarsi, sostenendo la mancanza di prove e accusando il processo di essere un pretesto politico.
Parallelamente, il procuratore ha richiesto l’ampliamento delle indagini e l’imputazione per reati più gravi, tra cui spionaggio e violazione di segreti di Stato. La condanna degli artefici materiali è un passo significativo, ma l’identificazione dei mandanti o dei destinatari politici dell’attività di sorveglianza rimane irrisolta.
Le affermazioni di Dilian, se confermate, richiedono una risposta istituzionale chiara. L’opposizione preme per una commissione parlamentare, mentre il governo mantiene la sua posizione. La tensione istituzionale resta alta. Il caso Predator trascende la vicenda giudiziaria, evidenziando come tecnologie invasive possano sfuggire al controllo democratico. Analisi e chiarezza saranno cruciali per trasparenza e fiducia pubblica.