Il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham ha confermato l'abbandono del controverso piano per una carta d’identità digitale nazionale, nota come "BritCard", proposto dal precedente governo di Keir Starmer. La decisione, annunciata il 20 luglio 2026, mira a destinare i risparmi derivanti dall'annullamento del progetto a una riduzione delle tasse. L'obiettivo è alleviare il caro bollette e offrire una "boccata d’ossigeno" alle famiglie in vista dell'inverno, come spiegato dal ministro delle finanze John Healy.
Opposizione e preoccupazioni civili
Il piano per una digital ID obbligatoria aveva generato una vasta opposizione popolare. Una petizione parlamentare ha raccolto quasi 3 milioni di firme, diventando una delle più grandi campagne di protesta nella storia britannica. Le organizzazioni per i diritti civili avevano espresso preoccupazione per i rischi di sorveglianza di massa e violazione della privacy. I gruppi per l'inclusione digitale temevano inoltre l'esclusione di chi non possiede dispositivi o competenze digitali.
Costi e precedenti storici
Il sistema di ID digitale avrebbe comportato un costo stimato di circa 1,8 miliardi di sterline (2,4 miliardi di dollari) in tre anni. Questa cifra era stata oggetto di dibattito, non essendo mai stata stanziata esplicitamente.
Il progetto ricordava un tentativo simile lanciato negli anni 2000 dal governo di Tony Blair, anch'esso cancellato nel 2011 a seguito di una forte opposizione politica e civica.
Reazioni contrastanti e prospettive
La scelta di Burnham ha ricevuto ampi consensi tra i sostenitori dei diritti digitali e della lotta alla povertà digitale. Elizabeth Anderson del Digital Poverty Alliance ha evidenziato come il sistema avrebbe aggravato le difficoltà di circa 19 milioni di adulti britannici esclusi digitalmente. Tuttavia, Alan Miller di Together ha avvertito che il dibattito non è concluso, poiché altri sistemi digitali governativi potrebbero evolvere in una digital ID de facto. Al contrario, istituti come il Tony Blair Institute e il think tank Labour Together hanno criticato la decisione, considerandola un'occasione persa per modernizzare i servizi pubblici, ridurre le frodi e garantire l'accesso ai diritti fondamentali.
Una mossa politica pragmatica
Questa operazione è interpretata come un "reset delle priorità", volta a reindirizzare risorse e attenzione verso misure concrete contro la crisi del costo della vita. Secondo alcuni osservatori, la mossa serve anche a marcare una distanza dalle scelte impopolari del governo precedente e a rafforzare l'immagine politica di Burnham. Il dibattito sulla digital ID e sulla digital exclusion rimane aperto, e le questioni legate alla fiducia e all'efficacia dei servizi digitali continueranno a emergere nell'agenda governativa. L'abbandono del progetto rappresenta un chiaro segnale: il governo privilegia investimenti in misure tangibili per i cittadini, lasciando irrisolte le complessità legate all'identità digitale e alla sorveglianza.