Il rapporto tra intelligenza artificiale (AI) e cybersicurezza è più complesso di quanto il dibattito pubblico suggerisca. Non si tratta solo di capire se l’AI accelererà la creazione di malware o la rilevazione di anomalie. Un’analisi del 31 agosto 2026 evidenzia come la questione riguardi l’equilibrio dell’accesso governativo ai dispositivi: non imporre backdoor nella crittografia, ma sfruttare vulnerabilità, exploit e spyware per colpire bersagli specifici nell’hacking di Stato.

AI e l’esaurimento dei bug utili

Il crittografo Matthew Green argomenta che se i modelli di AI diverranno più efficaci nel trovare vulnerabilità software su larga scala, le aziende correggeranno più rapidamente gran parte dei bug sfruttabili.

Così, gli strumenti di hacking governativi perderanno valore, riducendo il serbatoio di vulnerabilità zero-day.

Il punto politico è delicato. Il confronto sul going dark ha contrapposto autorità investigative e difensori della crittografia end-to-end. Il compromesso informale ha evitato backdoor sistemiche, lasciando spazio a un mercato offensivo basato su falle sconosciute. Se l’AI rendesse queste falle meno disponibili, la pressione per introdurre accessi eccezionali nei dispositivi e servizi digitali potrebbe riaprire, alterando la tregua fragile.

Zero-day e backdoor: prospettive divise

La tesi non è unanime. Alcuni ritengono che l’AI produrrà una corsa iniziale alla scoperta di bug, seguita da maggiore scarsità.

Altri osservano che le vulnerabilità complesse e preziose, utili per operazioni governative, non spariranno facilmente. Inoltre, l’AI potrà assistere i ricercatori offensivi nella ricerca di exploit, nella comprensione del codice e nell’automazione di fasi che richiedono competenze specialistiche.

Questa ambivalenza è il nodo centrale di AI e cybersicurezza: la tecnologia può ridurre la superficie d’attacco (con auditing e patching) o abbassare il costo operativo di chi cerca varchi. La differenza dipenderà non solo dalle capacità dei modelli, ma dalla velocità con cui imprese e pubbliche amministrazioni sapranno trasformare la scoperta dei bug in correzioni effettive.

L’allarme sulle infrastrutture critiche

Un ulteriore tassello arriva da un avvertimento significativo. Il 27 agosto 2026, è stato riportato un allarme firmato da OpenAI, Anthropic, AWS, Microsoft e oltre 100 organizzazioni. Il messaggio è netto.