La potenziale IPO di Anthropic si profila come un caso di studio sulla governance delle aziende di intelligenza artificiale. I sette cofondatori mirano a ottenere l'approvazione per una struttura azionaria che garantirebbe loro il 50,1% dei diritti di voto sulla maggior parte delle decisioni aziendali. Tali azioni, prive di valore economico aggiuntivo, sono concepite per preservare il controllo strategico in vista della quotazione. Anthropic, attore centrale nell'AI generativa con Claude e valutazioni elevate, solleva con la sua IPO interrogativi sulla distribuzione del potere decisionale in imprese che sviluppano tecnologie ad alto impatto sociale.

Controllo del voto per i fondatori

La proposta prevede una classe speciale di azioni per il CEO Dario Amodei e gli altri sei cofondatori, valida finché almeno tre dei sette manterranno una quota minima. Questa soluzione richiama le super-voting shares, già adottate da gruppi come Meta e Snap per tutelare il controllo fondatore post-Borsa. La peculiarità di Anthropic è il carattere collettivo del potere: non un singolo fondatore dominante, ma un blocco coordinato. Ogni fondatore detenerebbe circa il 2% della società; Amodei avrebbe promesso di donare gran parte della propria ricchezza. Il controllo del voto, in questo contesto, mira meno all'incremento patrimoniale individuale e più a blindare la direzione strategica dell'azienda.

Il riferimento al modello Palantir

La proposta è descritta come ispirata al modello Palantir, con il 50,1% dei diritti di voto complessivi per i cofondatori. Un'eccezione importante riguarda l'elezione dei membri del consiglio di amministrazione, indicando un controllo non assoluto. L'assetto di governance manterrebbe contrappesi, inclusa l'influenza del Long-Term Benefit Trust sulla composizione del board. Sarebbe inoltre allo studio una classe speciale di azioni per i dipendenti, con funzione di voto decisivo in alcune questioni societarie.