La Procura generale presso la Corte d’appello di Perugia ha adottato, il 7 settembre 2026, le prime linee guida distrettuali per un utilizzo responsabile dell'intelligenza artificiale. L'iniziativa, comunicata dal procuratore generale Sergio Sottani, mira a governare l'innovazione tecnologica rispettando i principi costituzionali della giurisdizione.

Le direttive, frutto di un percorso avviato prima che l'IA entrasse nel dibattito pubblico, delineano dieci ambiti di applicazione negli uffici giudiziari. Essi includono l'analisi dei fascicoli digitali, la ricerca giurisprudenziale, la revisione tecnica degli atti, la gestione dei flussi organizzativi, l'analisi delle intercettazioni e la valorizzazione delle banche dati giudiziarie.

Prevede inoltre l'uso dell'IA per lettura e sintesi dei fascicoli, gestione e verbalizzazione delle riunioni, ricostruzione del quadro probatorio e formazione di magistrati e personale amministrativo.

Il controllo umano: principio irrinunciabile

Il principio cardine del documento è chiaro: l'intelligenza artificiale può assistere il magistrato, ma non sostituirne il giudizio. La responsabilità finale resta umana per decisioni e atti prodotti con supporto tecnologico. Sottani ha ribadito: "Nessuna decisione potrà essere affidata alle macchine. L'ultima parola spetterà sempre alla persona".

Le direttive distrettuali enfatizzano trasparenza, tracciabilità, tutela dei dati e controllo umano. Il testo sottolinea l'uso dei sistemi IA come supporto operativo, escludendo la scelta finale su atti o valutazioni proprie della funzione giudiziaria.

Questo quadro normativo è destinato agli uffici requirenti del distretto umbro, collegando l'adozione tecnologica alla gestione delle attività giudiziarie e organizzative.

Trasparenza dichiarativa: l'IA negli atti

Un elemento innovativo è il principio della trasparenza dichiarativa. Esso stabilisce che quando l'intelligenza artificiale contribuisce a documenti o elaborati, il suo impiego dovrà essere esplicitamente dichiarato. Questo obbligo garantisce la verificabilità del processo e la chiara identificazione del contributo tecnologico, rafforzando la responsabilità umana nell'iter giudiziario.