Il settore del venture capital AI sta delineando una frattura strategica. Alcuni fondi concentrano investimenti su pochi campioni, come OpenAI e Anthropic. Altri, come Insight Partners, optano per una diversificazione su settori, fasi e geografie diverse, riducendo il rischio di concentrazione pur non massimizzando il rendimento a breve. L'intervista a Devin Parekh di Insight evidenzia come l'AI generativa sia un stress test per il modello economico del venture capital.

Insight Partners: il valore della diversificazione

Parekh descrive Insight come un investitore globale, attivo su early stage, growth, buyout e secondarie, senza ripartizioni rigide.

La tesi è che il venture capital AI non si riduca alla corsa verso due soli laboratori di frontiera. OpenAI e Anthropic sono asset eccezionali, ma una quota eccessiva su una singola società rende più fragile il rapporto rischio-rendimento, specialmente per gli LP.

L'approccio è pragmatico. Insight ha partecipazioni in OpenAI e Anthropic, ma distingue tra investimenti in round iniziali (dove governance e informazioni riservate pesano di più) e quote in fasi più mature (con minor ruolo operativo). La diversificazione è una disciplina di portafoglio che permette di puntare su AI enterprise, software verticale, cybersecurity e infrastrutture senza dipendere da un unico esito.

OpenAI e Anthropic: la fedeltà degli investitori in evoluzione

Il panorama del venture capital mostra un'evoluzione nella tradizionale fedeltà degli investitori. Molti finanziatori diretti di OpenAI figurano anche tra i sostenitori di Anthropic. Per i grandi asset manager, questa sovrapposizione è meno sorprendente, data la logica di portafoglio. Per i fondi di venture capital, però, la questione è più delicata: una startup privata condivide dati sensibili con gli investitori e, con board seat o rapporti fiduciari, il potenziale conflitto di interessi diventa concreto.

Le crescenti dimensioni dei round nel venture capital AI indeboliscono l'idea di esclusività. Quando una società deve raccogliere decine di miliardi, il bacino di investitori si amplia, rendendo meno nette le barriere tradizionali.

Per i founder, ciò impone maggiore attenzione alle policy sui conflitti: non basta la valutazione, è fondamentale comprendere chi farà parte del consiglio, quali informazioni riceverà e quali partecipazioni detiene in aziende concorrenti.