Le auto connesse, vere e proprie piattaforme digitali su ruote, offrono comodità e funzionalità avanzate grazie all'integrazione di GPS, Wi-Fi, sistemi infotainment, app mobili e servizi cloud. Tuttavia, questa evoluzione tecnologica rende sempre più labile il confine tra innovazione e sorveglianza commerciale. Un nuovo studio condotto dalla Northeastern University in collaborazione con Consumer Reports ha rivelato che numerosi veicoli recenti e le loro app companion trasmettono dati a soggetti esterni, inclusi operatori tecnologici, società di analytics e reti pubblicitarie, riaprendo il dibattito sulla privacy dei dati.

Lo studio e i dati raccolti

I ricercatori hanno esaminato 21 veicoli recenti di 17-19 case automobilistiche e 30 applicazioni mobili correlate. Un aspetto metodologico cruciale dello studio è stata l'osservazione diretta del traffico dati generato dai veicoli in condizioni reali: da fermo, in marcia e, per i modelli elettrici, anche all'interno di una tenda di Faraday per simulare l'assenza di segnale cellulare. Questo approccio ha permesso di superare la mera analisi delle privacy policy, rendendo visibile una parte dell'ecosistema di raccolta dati che solitamente rimane opaca per l'utente.

I risultati sono significativi: 19 dei 21 veicoli testati hanno inviato traffico ad almeno una terza parte.

Le app companion hanno ulteriormente amplificato questa esposizione; 7 delle 30 applicazioni esaminate hanno condiviso dati sensibili come il VIN (Vehicle Identification Number), indirizzi email, numeri di telefono e la posizione precisa del veicolo, con società legate al tracking e all'advertising.

App companion: un'amplificazione del rischio privacy

La questione della privacy non si limita al solo veicolo. Le app companion, utilizzate per funzioni essenziali come l'apertura dell'auto, l'avvio da remoto, la localizzazione o il controllo dello stato, possono espandere notevolmente la superficie di raccolta dati. L'abbinamento tra auto e app può raddoppiare l'esposizione degli utenti verso società di pubblicità e tracciamento.

Alcune di queste app possono esporre l'utente a oltre 20 nuove società attive nell'advertising, nell'analytics e nel tracking; tra i casi più problematici sono state citate le app di GM, Toyota e Nissan.

Per le auto connesse, la preoccupazione non riguarda solo la quantità di dati raccolti, ma anche la loro capacità di essere combinati. Informazioni come VIN, posizione, dettagli dell'account, numero di telefono e segnali d'uso possono essere aggregati per costruire profili persistenti, estremamente difficili da disassociare dalla vita quotidiana dell'individuo. A differenza di uno smartphone, un'automobile rivela dettagli intimi come abitudini di mobilità, luoghi frequentati regolarmente, tempi di permanenza e routine familiari o professionali.

Connessioni con Big Tech

Lo studio ha inoltre evidenziato contatti con domini riconducibili a grandi gruppi tecnologici, tra cui Google e Microsoft.