Il dibattito sugli agenti AI nel commercio spesso corre più veloce della loro reale adozione. Il caso DoorDash lo dimostra con chiarezza: durante la call sui risultati del terzo trimestre 2026, l’amministratore delegato Tony Xu ha rivelato che gli ordini generati da agenti AI di terze parti sono stati finora soltanto “diverse centinaia”. Questo dato è particolarmente rilevante, poiché emerge in una fase in cui molte aziende immaginano un futuro in cui l’acquisto non partirà più da un’app o da un sito web, ma da un assistente intelligente capace di scegliere, confrontare e ordinare per conto dell’utente.
L'app DoorDash resta il canale dominante
DoorDash non considera ancora gli agenti esterni un canale significativo. Xu ha descritto l’area come dinamica, ma ha anche invitato a non sovrastimare ciò che oggi accade realmente: per le attività quotidiane, come ordinare cibo, gli utenti continuano prevalentemente a utilizzare l’app DoorDash. Si tratta di un’osservazione cruciale, che ridimensiona l’idea di una rapida sostituzione delle interfacce tradizionali con agenti conversazionali generalisti.
La società, tuttavia, non sta ignorando il fenomeno. DoorDash ha già sperimentato strumenti proprietari come Ask DoorDash, un agente per ordinare via testo, soluzioni basate su prompt e immagini, oltre a integrazioni pensate per ordinazioni aziendali.
La strategia appare quindi duplice: osservare gli agenti AI di terze parti, ma rafforzare al tempo stesso il controllo sull’esperienza interna, dove dati, pagamenti, logistica e pubblicità rimangono all’interno dell’ecosistema proprietario.
Confronto con Amazon e il peso dei numeri
L’analisi si allarga collegando DoorDash ad Amazon. Anche Andy Jassy, durante la call di Amazon, avrebbe ridimensionato l’impatto degli agenti esterni sullo shopping e su Amazon Ads, sostenendo che pochi clienti effettuano acquisti in questo modo. La differenza tra hype e scala operativa emerge chiaramente nei numeri: DoorDash ha registrato 993 milioni di ordini nel terzo trimestre 2026, mentre gli ordini attribuiti ad agenti AI terzi si attestano complessivamente nell’ordine delle centinaia.
Questa proporzione è il punto centrale. Anche assumendo una soglia alta di mille ordini, si tratterebbe di circa un ordine ogni milione rispetto al volume trimestrale di DoorDash. Il tema degli agenti AI nel commercio, quindi, non è privo di interesse strategico, ma oggi appare ancora lontano dal modificare in modo misurabile le abitudini di acquisto su piattaforme consumer mature.
Agenti esterni e proprietari: modelli a confronto
La distinzione più significativa riguarda il controllo dell’interfaccia. Gli agenti esterni promettono di diventare un livello orizzontale che si sovrappone a più servizi: l’utente esprime una richiesta e l’agente decide dove acquistare. Le piattaforme, invece, hanno un incentivo opposto: mantenere l’utente all’interno del proprio ecosistema, assicurando che l’intero percorso di acquisto – dalla selezione al pagamento e alla consegna – avvenga attraverso i propri canali consolidati. Questo approccio consente loro di conservare relazioni dirette con i clienti e di valorizzare i propri dati proprietari e le opportunità pubblicitarie.