La violazione che ha colpito ConnectWise si configura come un significativo attacco supply chain nel panorama della sicurezza cloud. Non un semplice incidente su un fornitore IT, ma un’intrusione capace di estendersi ai clienti sfruttando le relazioni di fiducia preesistenti. Hacker collegati allo Stato cinese hanno compromesso il servizio Cloud Backup di ConnectWise, riuscendo a sottrarre credenziali applicative cruciali per la connessione della piattaforma agli ambienti dei clienti.
L'aspetto più critico di questa intrusione risiede proprio nell’uso di tali credenziali.
Esse hanno permesso agli aggressori di presentarsi negli ambienti Microsoft-hosted dei clienti come applicazioni legittime, aprendo la strada ad accessi non autorizzati a email, file e altri dati aziendali. L'attività ha coinvolto circa 2.250 organizzazioni, con tentativi di accesso automatizzati che hanno raggiunto una velocità di quasi 3.000 sign-in al minuto, riducendo drasticamente il tempo per il rilevamento e il contenimento dell’attacco.
La fiducia applicativa come vettore d’attacco
Nel moderno modello SaaS, servizi essenziali come backup, gestione remota e sicurezza operano con permessi ampi e persistenti. Questa architettura rende l’incidente ConnectWise particolarmente delicato, mostrando come il rischio per i tenant Microsoft 365 sia in evoluzione.
Un’applicazione multi-tenant, infatti, non è un semplice account, ma funge da ponte tecnico tra il fornitore e il cliente. Se questo ponte viene compromesso, l’attaccante può sfruttare le autorizzazioni già concesse, senza la necessità di forzare ogni singola organizzazione da zero.
ConnectWise ha prontamente sospeso l’accesso al sistema di backup cloud per condurre le indagini. L’azienda ha rilevato attività sospette il 15 ottobre 2026 e il 17 ottobre ha scoperto accessi non autorizzati a identità applicative nel proprio ambiente Cloud Backup. Di conseguenza, servizi come Cloud Backup, SaaS Security e Cloud Management sono stati messi offline. Al 22 ottobre 2026, ConnectWise aveva avviato un ripristino graduale del servizio Cloud Backup.
Questa misura mira a impedire nuovi accessi e a ricostruire l’esatta portata dell’esposizione, sebbene bloccare il servizio non sia sempre sufficiente a eliminare persistenti accessi o privilegi creati durante la compromissione.
ARTEX e AI agentica: l’automazione offensiva accelera lo spionaggio
L'attacco è stato attribuito al gruppo Storm-0940, identificato come un attore statale cinese. Un aspetto innovativo di questa operazione è l’impiego di ARTEX, un framework di penetration testing agentico basato su AI. ARTEX è una piattaforma AI multi-agente capace di automatizzare fasi di workflow offensivi, dalla ricognizione fino all’esfiltrazione dei dati. Nelle mani di un attore ostile, consente di automatizzare ricognizione, password spraying, abuso di OAuth e i movimenti successivi all’interno dell’ambiente cloud.
Dopo aver ottenuto l’accesso non autorizzato a un’applicazione multi-tenant di ConnectWise, gli aggressori hanno sfruttato la fiducia già accordata alle applicazioni cloud di ConnectWise. Il loro obiettivo era colpire i clienti a valle, effettuando attività come scansione, ricognizione, password spraying e abuso di applicazioni OAuth. Questo dimostra come l’AI agentica stia ridefinendo le strategie offensive, permettendo un più rapido spionaggio cloud e attacchi su larga scala.