Le elezioni di midterm del 2026 hanno evidenziato come la politica dell’intelligenza artificiale sia diventata un cruciale terreno di competizione elettorale. I PAC dell’AI, sia quelli favorevoli all’industria che quelli contrari, hanno investito milioni di dollari per influenzare diverse corse al Congresso. Tuttavia, i risultati si sono rivelati meno diretti del previsto: alcuni candidati supportati da ingenti fondi hanno subito sconfitte, mentre i gruppi più focalizzati sulle salvaguardie hanno conseguito solo successi parziali. La posta in gioco non riguarda unicamente la vittoria di un seggio, ma soprattutto quale modello di regolazione dell’AI verrà adottato dal prossimo Congresso.
Spese dei PAC AI: investimenti ingenti, esiti eterogenei
L’analisi ha rivelato un dato politico significativo: gli investimenti dei PAC dell’AI non hanno garantito un consenso automatico. Sul fronte pro-industria, organizzazioni come American Mission e Building the Future hanno appoggiato candidati repubblicani che sono stati poi sconfitti. Al contrario, il ramo democratico Think Big ha ottenuto esiti più favorevoli in alcune competizioni. Anche i gruppi che promuovono maggiori regole e limiti (i cosiddetti guardrail) per mitigare i rischi dell’AI hanno riscontrato un panorama di risultati disomogeneo.
La questione centrale riguarda la governance dell’AI. Da una parte, vi sono sostenitori di un quadro normativo federale unico, ritenuto in grado di superare le regolamentazioni statali e di fornire alle aziende un contesto più prevedibile.
Dall’altra, si schierano gruppi e legislatori che intendono salvaguardare la facoltà degli stati di imporre proprie restrizioni, in particolare su aspetti quali sicurezza, occupazione, tutela dei minori, privacy e gestione dei data center.
Le primarie: il vero campo di battaglia per l'influenza AI
Un’analisi approfondita rivela che l’impatto delle spese elettorali legate all’AI deve essere valutato primariamente nelle fasi delle primarie, anziché nelle elezioni generali. La spesa totale attribuita a gruppi connessi a OpenAI e Anthropic è stata stimata in 55,7 milioni di dollari, di cui ben 52,6 milioni sono stati indirizzati verso seggi considerati sicuri ma cruciali nelle competizioni interne.
Questa si configura come una strategia mirata: nei distretti con scarsa contesa tra i partiti, la vittoria alle primarie spesso equivale a un passo significativo verso l’elezione definitiva.
Un aspetto altrettanto rilevante è la strategia comunicativa adottata. Molti annunci finanziati da questi gruppi hanno evitato di menzionare esplicitamente l’AI o i data center. I messaggi veicolati si focalizzavano invece su temi come sicurezza, occupazione, immigrazione o innovazione, celando il legame con un settore che sta generando una crescente diffidenza nell’opinione pubblica. In questo contesto, i PAC dell’AI svolgono una funzione che va oltre il mero supporto finanziario, assumendo un ruolo chiave nella costruzione della narrativa.
OpenAI e Anthropic: visioni divergenti sulla regolamentazione
Il fronte industriale non si presenta come un blocco monolitico. I gruppi legati a OpenAI propendono per una regolamentazione federale che non ostacoli la competitività tecnologica degli Stati Uniti. Le entità vicine ad Anthropic, invece, si mostrano più inclini a promuovere un approccio che integri maggiori salvaguardie.