Il rapporto tra videogiochi e attenzione nei bambini è un tema complesso, lontano da semplificazioni. La ricerca mette in luce un aspetto cruciale, spesso al centro del dibattito tra genitori, scuole e pediatri: cosa accade subito dopo una sessione di gioco? La risposta che emerge dagli studi è più articolata rispetto alle posizioni ideologiche comuni. Il gioco, sia esso digitale o tradizionale, può effettivamente migliorare la prontezza di risposta a stimoli immediati. Tuttavia, può anche ridurre temporaneamente la capacità di gestire distrazioni, interferenze e compiti che richiedono un elevato autocontrollo.
Oltre i pregiudizi sui videogiochi
L'analisi scientifica inserisce questo studio nel più ampio dibattito sull'infanzia nell'era digitale, superando la sterile contrapposizione tra videogiochi considerati “buoni” e “cattivi”. Il punto focale è che l'attenzione non è una funzione monolitica. Riconoscere rapidamente un suono o un oggetto non equivale, infatti, a mantenere una concentrazione prolungata di fronte a un compito complesso. Per questo, quando si parla di videogiochi e attenzione, è fondamentale distinguere tra la prontezza percettiva, il controllo esecutivo e la capacità di ignorare stimoli irrilevanti.
Questa distinzione assume un'importanza particolare nell'età prescolare, un periodo in cui le aree cerebrali coinvolte nell'autoregolazione sono ancora in fase di sviluppo.
Dopo un'attività che genera un forte coinvolgimento, il cervello del bambino può mostrare una maggiore propensione all'azione e alla rilevazione veloce. Al contempo, però, può risultare meno disponibile per compiti che richiedono pazienza, una buona memoria di lavoro e una solida resistenza alla distrazione.
Lo studio scientifico: Mario Kart, Tangram e controllo cognitivo
Un esperimento condotto su 48 bambini, con un'età media di 5,4 anni, ha esplorato questi meccanismi. Ogni partecipante è stato valutato in tre diverse condizioni: assenza di attività di gioco, 30 minuti trascorsi con un videogioco d'azione adatto all'età, specificamente Mario Kart 8 Deluxe, e 30 minuti dedicati a un gioco tradizionale di costruzione, il Tangram.
I risultati hanno evidenziato un effetto immediato e, soprattutto, transitorio. Dopo le sessioni di gioco, i bambini hanno mostrato un miglioramento nei compiti che richiedevano risposte rapide a stimoli, come il riconoscimento fonemico o l'individuazione visiva senza elementi distrattori. Al contrario, quando il compito richiedeva un maggiore controllo esecutivo, le loro performance tendevano a peggiorare. Si sono riscontrate maggiori difficoltà in presenza di interferenze elevate, nella memoria fonologica a breve termine e nella precisione sensorimotoria. Un aspetto particolarmente rilevante è che questo effetto non è legato esclusivamente all'uso dello schermo: anche il Tangram, un gioco tradizionale, ha prodotto cambiamenti simili nel comportamento cognitivo dei bambini.
Videogiochi e attenzione: il contesto è decisivo
La ricerca orienta l'analisi oltre il semplice dispositivo, focalizzandosi sull'esperienza complessiva. Non è il videogioco in sé a determinare ogni effetto, ma piuttosto il livello di coinvolgimento emotivo, il ritmo dell'attività e la stimolazione che essa offre. Questi fattori, più che il mezzo stesso, influenzano il modo in cui l'attenzione e l'autocontrollo dei bambini vengono modulati dopo il gioco.