Due epidemiologi dell'Australian Institute of Health Innovation alla Macquarie University di Sydney, Reydar Lystad e Benjamin Brown, sono, oltre che scienziati, anche fan accaniti di Game of Thrones (in Italia Trono di spade). I due scienziati hanno dato uno sguardo scientifico alle prime sette stagioni per formulare teorie su chi ha più possibilità di vivere e chi di morire, perdendo la chance di conquistare l'ambitissimo trono di spade.

Lystad, sulla rivista Injury Epidemiology, ha esposto la teoria secondo cui ha più possibilità di sopravvivere chi fa il doppio gioco o, per dirla elegantemente, chi ha l'abitudine di cambiare alleanze con facilità, perché, chi fa questo, è capace di adattarsi e ciò è utile per non fare, il più delle volte, una morte atroce.

Per Lystad e Brown, ne Il Trono di Spade, le donne hanno più possibilità di sopravvivere

In vista dell'ottava e ultima stagione, lo studioso Lystad ha preso in esame i 330 personaggi più importanti della serie di HBO.

Le morti, in 67 episodi, sono state 187 e il tempo di sopravvivenza dei personaggi va da un minimo di 11 secondi ad un massimo di 57 ore. La probabilità di morire entro la la prima ora di comparsa nella serie è del 14% e la causa della morte è il più delle volte un colpo mortale al collo o alla testa, includendo le 13 decapitazioni. Soltanto due personaggi sono deceduti per cause naturali. La teoria degli scienziati australiani è che hanno maggiori possibilità di sopravvivere le donne, perchè sono meno coinvolte nelle battaglie e perchè si spostano spesso da un'alleanza all'altra, rivelandosi mutevoli e capaci di adattarsi a più situazioni.

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Inoltre sopravvive di più chi è di alto lignaggio, perchè sono maggiormente protetti e più importanti per lo sviluppo della trama. Accanto ai morti e ai sopravvissuti ci sono anche i resuscitati, che creano qualche problema di approccio scientifico, considerato che nella ricerca medica non si incontrano casi come la resurrezione, e quelli che sono spariti dalla scena e non si sa che fine abbiano fatto.

Per queste ultime categorie, i due scienziati, affrontando la cosa ironicamente, hanno considerato morti coloro che non appaiono più nello show e vivi quelli che, al contrario, ne fanno ancora parte.

I due studiosi credono che Il Trono di Spade rifletta molto la situazione attuale

Il rischio di morte, secondo Lystad, è minore se gli attori appaiono pochissimo o molto durante la serie, mentre sono più a rischio quelli che fanno la loro apparizione ogni tanto.

Secondo lo studio affrontato, c'è un risvolto serio in tutto questo, perché si potrebbe ipotizzare che l'ubiquità delle morti violente ne Il Trono di Spade possa essere attribuita alla mancanza di strutture democratiche e di istituzioni stabili che possano garantire i servizi essenziali e i beni pubblici come scuole o ospedali, oltre all'assenza di misure di prevenzione della violenza.

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