Incastonata tra i monti e le serre, a 150 km da Cordoba (Argentina), questa comunità, fatta di 3500 abitanti, ha scelto di vivere lontano dalle modernità urbane per mantenere intatti i sapori e gli odori di questa natura, che ancora sopravvive all'assedio del genere umano.

Immaginazione senza contaminazioni

Immagina un luogo dove il paesaggio è in sinergia con la natura, l'aria che respiri è pura, e tutt'intorno un mix di armonia ed energia positiva. Ecco, San Marcos Sierras racchiude in se tutte queste caratteristiche. Ci troviamo nel nord-ovest argentino, a 150 km da Cordoba nella provincia delle serre. Tante tende piantate al suolo e molti giovani, ma anche meno giovani, che con le tasche abbastanza vuote decidono di trascorrere quì le proprie vacanze, in uno spazio dove condividere in tanti la scoperta di una natura intatta e la sensibilità e l'orgoglio di una comunità che ha deciso di vivere lontano dalle modernità e dallo smog delle città, sfruttando solo elementi naturali, come acqua, terra e aria.

san marcos sierras ha una storia molto particolare da raccontare. In questo territorio, fino all'arrivo dei conquistatori spagnoli, nel XVII sec vivevano i Comechingones, indios argentini. il Cacique Tulian, agli inizi dell'800, chiede al marchese Sobremonte la restituzione delle terre che avverrà, dopo lunghe trattative, nel 1806. Agli inizi del XX sec l'economia della città ruota attorno all'agricoltura. Olive, frutti e,soprattutto, miele, da quì lo pseudonimo "El pago de la miel", con cui il luogo è conosciuto. In seguito arrivarono naturisti e antropologi. Dagli anni 80 in poi, artisti,artigiani, ecologisti e liberi pensatori si sono aggiunti agli Hippie, arrivati alla fine dei 60', dopo gli echi della Primavera di Praga e della Sorbona. Gli anni del "Proibito Proibire", come ama ripetere Daniel, alias Peluca, Domiguez, nato a Buenos Aires e trasferitosi nel 1977 a San Marcos, dove nel 2001 ha aperto il primo museo hippie a livello mondiale, che si trova a pochi isolati dalla piazza centrale andando verso il rio San Marcos.

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Quì Daniel, tra collezioni di articoli, dischi e oggetti che riportano a quell'epoca, racconta la storia del movimento hippie e le lotte combattute, insieme a tutta la comunità, per dire no al petrolio, alle stazioni di servizio e contro le multinazionali canadesi in cerca di minerali ed uranio. La piazza del paese e tutte le stradine adiacenti pullulano di artisti on the road che si esibiscono tra stand, bar e bancarelle dove si possono acquistare specialità fatte in casa, miele e oggetti fatti a mano. I visitatori non si annoiano, tante le attrattive proposte dal luogo e dalle sue genti, che amano le loro strade fatte di terra e preferiscono andare a piedi, in bici o a cavallo. Il sentiero, lungo 4 km, che porta a Rio Quilpo, un fiume con spiagge di sabbia e tre piscine naturali create dagli scogli e dalle inondazioni, è un susseguirsi di odori forti: si può distinguere l'aroma dei fiori, dei frutti e degli alberi.

Le lotte delle associazioni sul territorio

La presenza di tante coppiette, sarà che la magia del posto aiuta ad innamorarsi, è qualcosa in più.

Il desiderio di non accanirsi contro la natura è un espressione forte da queste parti e si traduce in associazioni create per difendere il territorio. Tra queste la Apove (Associazione Produttori della Valle Ecologica), che lotta per fare di San Marcos il primo municipio libero da transgenici nel paese. Uno dei membri, Alejandro Gana originario di Salta e proprietario della Mangalah, una piccola azienda agricola di prodotti naturali, racconta le difficoltà incontrate in una nazione dove il transgenico è presente in grande quantità e il sostegno al naturale da parte del governo è pressoche nullo: " Da anni lottiamo contro le politiche che si allontanano dal naturale per far posto alle multinazionali agricole che vogliono limitare la produzione organica e la mano d'opera. La verità è che non si ha rispetto per la biodiversità, di questo passo arriveremo anche alla distruzione della fauna e della flora". Oggi, San Marcos Sierras e i suoi abitanti rivendicano la scelta di preservare i propri luoghi. questo posto val bene una visita e i turisti rimangono incantati da queste terre incastonate nelle serre cordobesi, dove la natura ancora resiste all'assedio del genere umano e dove lo stesso genere umano può trovare un po di respiro.