Le parole del capo della polizia, Marco Gabrielli, sono più che inquietanti. "C'è un prezzo da pagare anche per noi, ci auguriamo che sia il più contenuto possibile". L'alto rappresentante delle forze dell'ordine ha dunque confermato la fondatezza dei timori che l'Italia possa essere un obiettivo sensibile del #terrorismo islamista. "Buone parte delle persone fermate perché considerate vicine all'#Isis stavano per compiere attentati. Ma questo non deve condizionare la nostra quotidianità e toglierci la nostra libertà". Dichiarazioni pesanti che trovano eco sui social, tanto per cambiare, dove un numero crescente di 'idioti del web' profetizza un attentato come unico modo per far 'aprire gli occhi agli italiani sul pericolo dell'immigrazione'.

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Il fenomeno in realtà è molto più complesso e non è assolutamente connesso con l'arrivo massiccio di migranti dalle rotte del Mediterraneo. Recentemente i servizi segreti italiani, insieme a quelli di altri Paesi dell'UE, hanno lanciato un nuovo allarme e lo sguardo in questo caso viene rivolto ad est.

Minaccia islamista dall'Albania

Le intelligence hanno segnalato la presenza di un crescente numero di soggetti radicalizzati nell'area dei Balcani Occidentali, tra il Kosovo e l'Albania, dove in molti villaggi sventolerebbe addirittura la bandiera nera dell'Isis. Non è una novità, finora lo Stato Islamico ha beneficiato di un corposo numero di 'foreign fighters' [VIDEO] provenienti dai Balcani ma nell'ultimo anno il flusso si è quasi esaurito. I vertici dei servizi segreti suppongono che questa riduzione non sia casuale.

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L'Isis ha perso terreno in Siria ed Iraq, il piano alternativo potrebbe essere quello di spostare la jihad in Occidente ed in tal senso, vista la posizione geografica, l'Italia è tra i Paesi più esposti. Le autorità albanesi hanno segnalato come 'pericolosi' almeno una decina di imam che avrebbero indottrinato un numero considerevole di giovani in città come Leshnica, Rremeni e Zagorcan. Il fenomeno diventa ancora più minaccioso in base ai presunti legami tra la criminalità organizzata che sfrutta la rotta adriatica tra Albania ed Italia, ed i gruppi terroristici. La Dda di Bari in proposito ha aperto un fascicolo subito dopo la strage di Nizza. Mohamed Bouhlel, l'autore dell'eccidio sulla Promenade, aveva un complice, Chokri Chaffroud, che aveva vissuto per diversi anni a Gravina. Sul posto risiede ormai da anni una folta comunità albanese una cui parte gestisce anche molti affari illegali. Proprio nella circostanza dei fatti di Nizza due cittadini albanesi erano stati arrestati con l'accusa di aver offerto a Bouhlel supporto logistico per l'attentato.