Non c'è pace nella maggioranza del #Governo Renzi che torna a spaccarsi anche sui temi della giustizia. Lo scontro ieri si è aperto sulle nuove norme per la prescrizione dei reati. Ieri la commissione Giustizia della #Camera dei Deputati, presieduta da Donatella Ferranti (Pd) ha terminato l'esame del disegno di legge che sostanzialmente allunga i tempi per l'estinzione (o non punibilità) dei reati di corruzione. Il provvedimento ha avuto il via libera nonostante le proteste di una parte della maggioranza che sostiene l'esecutivo guidato dal premier #Matteo Renzi. Il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano ha espresso voto contrario alle nuove norme che allungano la prescrizione dei reati in materia di corruzione; novità che i parlamentari di Area Popolare (Ncd-Udc) ha definito "inaccettabili", a maggior ragione se aggiunte all'inasprimento delle pene per i fenomeni corruttivi previsto dal disegno di legge anticorruzione all'esame del Senato del Senato della Repubblica.

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Prescrizione reati, sì a tempi più lunghi per la corruzione: scontro nella maggioranza

Il testo varato ieri dalla commissione Giustizia di Montecitorio è il frutto dell'approvazione di diversi emendamenti presentati dal governo e riformulati dai parlamentari Sofia Amoddio, del Partito democratico, e Stefano Dambruoso, di Scelta Civica, in qualità di relatori ddl sulla prescrizione. Secondo le nuove regole che hanno avuto il via libera ieri dalla commissione, per tutti i reati si prevede la sospensione dei tempi per la prescrizione di due anni in seguito a una condanna di primo grado e di un anno dopo una condanna di secondo grado in corte d'appello. I tempi della prescrizione sarà anche sospeso nei casi di rogatorie all'estero, istanze di ricusazione e perizie di particolare complessità.

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Ma le novità che più hanno fatto infuriare il partito del ministro dell'Interno, rappresentato ieri in commissione Giustizia dai deputati Rocco Buttiglione e Alessandro Pagano, sono stati gli emendamenti governativi che hanno allungato i tempi per la prescrizione del reato di corruzione. La norma prevede che per i reati di corruzione propria e impropria, nonché di corruzione in atti giudiziari, il tempo per la prescrizione è stato fissato nel massimo della pena (che è di 8 anni) aumentato della metà, ovvero 12 anni; ma si può arrivare anche a 18 oppure e anche 21 anni se passasse se il Senato dovesse approvare l'innalzamento della pena a 10 anni di carcere prevista dal ddl anticorruzione. Il sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa (Ncd) ha detto che il testo "verrà sicuramente corretto" durante l'esame in aula a Montecitorio. Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi (Pd) è "fiduciosa che si troverà un accordo" e ritornerà la "pace" nella maggioranza.

Il provvedimento arriverà al vaglio dell'aula della Camera il 16 marzo prossimo.

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Tra le ipotesi di modifica all'esame dell'esecutivo e della maggioranza, quella che porti il reato di corruzione a estinguersi al massimo in 18 anni e non a 21. Ma se per il Nuovo centrodestra e per l'Udc diLorenzo Cesa sono molto severe le nuove norme sulla prescrizione dei reati di corruzione, per il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo sono troppo leggere. I deputati grillini ieri si sono astenuti dal voto e hanno spiegato, attraverso il loro capogruppo in commissione Giustizia, Vittorio Ferraresi, che con le nuove norme sulla prescrizione si sta facendo finalmente "un passo avanti" ma per M5s questo ancore "non è sufficiente".