In pieno dibattito sulla cancellazione delle Province, il Senatore Raffaele Rannucci del PD ha presentato nei giorni scorsi la sua proposta shock: cancellare 8 Regioni e ridurre in tutto l'amministrazione locale a 11 macroregioni più Roma Capitale. La proposta vede Rannucci come primo firmatario ed è anche stata accolta dal #Governo che nelle prossime settimane la dibatterà. Ma cosa prevede?

Addio a Basilicata, Val d'Aosta e le altre Regioni piccole

Più che una cancellazione delle Regioni sarebbe più preciso parlare di un accorpamento. Delle attuali 20 Regioni italiane, quelle che usciranno "indenni" dalla riforma saranno solo quattro: Lombardia, Emilia-Romagna, Sicilia e Sardegna.

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Per tutte le altre saranno previsti grossi cambiamenti. Cominciando dal Sud, il primo terremoto riguarderebbe la Basilicata che verrebbe letteralmente spezzata in due: l'attuale provincia di Matera verrebbe assorbita dalla Puglia che così prenderebbe il nome di Levante; la provincia di Potenza verrebbe invece inglobata nella Calabria e prenderebbe il nome di Ponente. Cambierebbe anche la composizione della Campania che, inglobando tutte le province laziali a Sud di Roma prenderebbe il nome di Tirrenica.

Salendo verso l'Italia centrale vedremmo che il Lazio verrebbe cancellato e resterebbe soltanto l'area di Roma Capitale che sarebbe trattata come se fosse una Regione autonoma. Le province settentrionali del Lazio verrebbero inglobate dalla Toscana (chiamata Appenninica) mentre Marche, Abruzzo, Molise e Umbria si unirebbero per creare la grande Regione di Adriatica.

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Infine, per quanto riguarda il Nord, il Piemonte ingloberebbe la Val d'Aosta e la Liguria per creare la Regione di Alpina mentre Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli si unirebbero nella grande Regione del Triveneto. Al momento la questione sembra più che altro fantapolitica ma nell'ottica della razionalizzazione delle spese pubbliche e della spending review, come minimo la proposta sarà vagliata dal Governo Renzi. Che passi sembra comunque veramente difficile. #Senato #Matteo Renzi