La riforma della Banca d'Italia è stata da sempre uno dei cavalli di battaglia del M5S. Su un articolo pubblicato da "Il Fatto Quotidiano" è stato illustrato, nei minimi dettagli, il testo di riforma che gli attivisti del movimento fondato da #Beppe Grillo prossimamente pubblicheranno sulla piattaforma online Rousseau, per sottoporlo all'approvazione dei cittadini. Se il documento, che ha in Alessio Villarosa il suo primo firmatario, otterrà il consenso da parte dei simpatizzanti del #M5S, allora verrà presentato alla Camera dei Deputati per essere discusso. 

La nuova Banca d'Italia, secondo il progetto stilato dal partito di Grillo, dovrà avere alcune caratteristiche chiave, che rappresenteranno una vera e propria innovazione rispetto al presente.

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Innanzitutto dovrà essere totalmente indipendente da soggetti privati e, quindi, dovrà tornare ad essere una vera e propria istituzione pubblica. Inoltre, è previsto che venga anche dotata di prerogative che la renderanno autorevole e quindi svincolata dal controllo e dalle pressioni di soggetti terzi interessati, e in ultima istanza dovrà anche essere vigile in modo efficace su eventuali abusi perpetrati dalle banche nei confronti dei cittadini-consumatori.

Le anomalie della Banca d'Italia rispetto al contesto internazionale 

Il nuovo assetto prospettato dal movimento pentastellato sarà chiamato a cambiare quella che rappresenta una vera e propria anomalia della Banca centrale italiana, le cui azioni appartengono quasi esclusivamente a soggetti privati. Un paradosso in aperto contrasto con la funzione pubblica che dovrebbe svolgere il maggiore istituto di controllo del sistema bancario nazionale.

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Basti pensare che il 70% delle banche centrali mondiali sono di proprietà esclusiva degli Stati di appartenenza, mentre solo il 6% sono, di fatto, nelle mani di soggetti privati. I pacchetti più corposi delle azioni di Banca d'Italia, ad oggi, sono detenuti da alcuni istituti privati. Banca Intesa è l'azionista più rilevante con oltre il 30% delle azioni possedute, seguita da Unicredit con il 20% e Generali con il 6,33%. Tra gli azionisti sono annoverati anche l'Inps, la Banca Carige e la Cassa di Risparmio di Bologna.