Ad inizio mese, è stato approvato dal #Senato, il disegno di legge contro il caporalato, drammatico e diffuso fenomeno, normativamente definito come reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il ddl che dovrà adesso essere esaminato alla Camera, è volto anzitutto ad attuare un giro di vite al quadro normativo già presente.

Tra le novità apportate, il provvedimento stabilisce infatti la responsabilità diretta del datore di lavoro e la reclusione da uno a 6 anni per l’intermediario e il datore di lavoro che attuano lo sfruttamento dei lavoratori, oltre al pagamento di una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato.

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Non viene dunque più punito esclusivamente il caporale (o intermediario), ma è introdotto il principio della responsabilità solidale tra imprenditore e caporale. In precedenza, inoltre, per la configurazione del reato di caporalato, era necessaria la presenza di violenza o minaccia (che adesso quindi costituiscono un'aggravante), mentre con la nuova norma introdotta, il reato in questione si realizza anche se non sono state messe in atto violenza o minaccia nei confronti dei lavoratori.

Il disegno di legge introduce poi la confisca dei beni dell'azienda e l'eventualità del controllo giudiziario della stessa, al fine di evitarne la chiusura e il conseguente danno per i lavoratori.

Sono stati inoltre ridefiniti i parametri di sfruttamento (al fine di rendere più semplice l'applicazione delle norme previste) ed è stata rafforzata la Rete del lavoro agricolo di qualità, istituita nel 2014 dal provvedimento Campolibero e attiva dal 2015.

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A favore delle  vittime di caporalato sono poi previsti, per la prima volta, indennizzi da parte del Fondo Antitratta.

E' dunque un passo importante quello sancito dal Senato, contro lo sfruttamento e l'illegalità nell'ambito del settore agricolo.

Il caporalato è infatti presente diffusamente nel sud del paese e in aumento al centro e nel nord Italia. Secondo i dati del terzo rapporto Agromafie e caporalato (presentato dall’Osservatorio Placido Rizzotto di Flai Cgil) sono 400.000 i lavoratori (italiani e stranieri) sfruttati, costretti a svolgere 8- 12 e a volte anche 14 ore di lavoro giornaliero nei campi, lavoro, che inoltre è svolto spesso in condizioni disagiate e in cui non vi è accesso nè all’acqua corrente nè ai servizi igienici.

La paga media corrisposta ai lavoratori è di 25-30 euro (cifra inferiore del 50 per cento ai salari ufficiali), ai quali vanno sottratti gli euro richiesti dai caporali per il trasporto sul luogo di lavoro e per l’acquisto di acqua, cibo e medicine.

In questo contesto, oltre agli interventi normativi efficaci e incisivi, assumono un ruolo fondamentale anche le ispezioni e i controlli nei territori.

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A tal proposito, il ministro delle Politiche Agriclole Maurizio Martina ha riportato dati positivi, affermando: “Abbiamo alzato il livello di risposta dello Stato contro i caporali. I controlli sono aumentati del 59% in un anno, sono operative task force nei territori a rischio, dove le ispezioni vengono portate avanti da ispettori del Lavoro insieme a Carabinieri e Corpo forestale".

Riguardo l’approvazione del provvedimento normativo, è intervenuta inoltre la Coldiretti, che ha colto l’occasione anche per porre l’attenzione su un altro aspetto, la sottopaga dei prodotti agricoli, auspicando un intervento futuro anche in questo senso.

Fenomeno, complesso e radicato, il caporalato va infatti combattuto su più fronti, intervenendo sui differenti aspetti che incrementano lo sfruttamento. Si attende adesso l'approvazione definitiva del disegno di legge, da parte della Camera, per una lotta che, citando le parole del ministro Martina, è “di civiltà ma anche di giustizia”.