Dopo la tanto attesa decisione inerente il giorno in cui si terrà il Referendum sulla riforma Costituzionale approvata dall’attuale Governo Renzi (4 dicembre 2016), lo scambio di opinioni e di argomentazioni sulla convenienza del sì e del no è divenuto il tema centrale del dibattito politico.

Molte sono le tesi portate avanti da entrambi i fronti; in questa sede, si desidera fornire un ulteriore spunto di discussione inerente un aspetto non ancora entrato a far parte del centro del dibattito: il peso che la Costituzione riformata dà al Regolamento della Camera.

Leggendo con attenzione le modifiche proposte alla Carta Costituzionale (spiegate in maniera chiara all’interno del documento di sintesi della riforma reperibile sul sito della Camera dei Deputati, alla cui lettura si rimanda) si nota come, a fronte della necessità di dover enunciare all’interno della Costituzione solo quelli che sono i principi generali, cercando dunque di usare quante meno parole possibili (regalo non sempre rispettata nella redazione del nuovo testo), si sia deciso di demandare la disciplina nel dettaglio di rilevanti istituti di nuova e vecchia conoscenza (su tutti il voto a data certa e la proposta di legge d’iniziativa popolare) al sopra citato Regolamento della Camera dei Deputati. Tale decisione merita un approfondimento.

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Funzione ed autonomia del Regolamento della Camera

Come farà intendere il termine, il Regolamento è lo strumento attraverso il quale si definisce il funzionamento della Camera: dalla disciplina della redazione dell’ordine dei lavori alla definizione degli organi interni.

La legge prevede che questo possa essere modificato esclusivamente dai membri della Camera stessa, seguendo l'iter stabilito dal Regolamento, e che dunque nessun altro organo possa incidere con propri atti su di esso; perfino da Corte Costituzionale, con la sentenza n. 154/1985, ha negato di poter sindacare la legittimità costituzionale di quanto previsto dal Regolamento della Camera.

Tale logica rispecchia la volontà di rendere il potere legislativo autonomo e protetto da ingerenze esterne (fattore particolarmente desiderato dopo la fine del Governo fascista); tuttavia l'applicazione di tale forte tutela ad istituti che non riguardano la semplice regolamentazione dei lavori alla Camera comporta una conseguenza importante: i Deputati, per mezzo del Regolamento della Camera, saranno i soli a determinare il funzionamento o meno di importanti strumenti di Governo introdotti dalla Riforma Costituzionale.

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Implicazioni

Non ci si può non chiedere perchè si sia andati verso questa direzione e se fosse possibile lasciare la disciplina dei sopra citati istituti ad altre fonti comunque possibilmente soggette a sindacabilità esterna.

Risulta innegabile tuttavia che in tale maniera si ottenga una maggiore governabilità del Paese da parte della forza politica eletta dal popolo, uno degli obbiettivi da cui muove la Riforma; lasciando la possibilità a Deputati esponenti del Governo in carica (soprattutto in virtù della vigente legge elettorale) di poter decidere, ad esempio, limiti e modalità di applicazione del voto a data certa, si rafforza sicuramente quello che è il potere del Governo. Non si può non riflettere, ovviamente, sugli effetti di quanto sopra esposto in termini di squilibrio di forze tra il partito di Governo e le forze di opposizione. Tale aspetto sarà uno dei fulcri su cui il dibattito dei prossimi mesi si muoverà incessantemente. #italia #Costituzione italiana #referendum costituzionale