E' l'#8 luglio 1978 quando #Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica Italiana. Il paese attraversa momenti difficili, le Brigate Rosse hanno appena ammazzato Aldo Moro e gli anni di piombo sembrano non finire mai. Questo è il clima con cui deve fare i conti il 7° Capo di Stato italiano. La sua storia personale, partigiano della prima ora, carcerato e confinato durante il regime fascista, e il suo essere spontaneo naturalmente lo unirà indissolubilmente alla gente comune. Mai un politico fu più amato.

L'Italia politica nel 1978

Quello che si riunisce, nel luglio del 78', per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica è un parlamento diviso in due.

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Nelle elezioni politiche del 1976 il Partito Comunista Italiano ha ottenuto ottimi risultati, per la prima volta lo strapotere della Democrazia Cristiana è stato seriamente messo in discussione. Il sorpasso non è avvenuto per un niente e gli equilibri si sono spostati notevolmente.

Questa volta i voti dei parlamentari comunisti contano eccome. Fino al 15° scrutinio il PCI fa convergere i suoi voti su Giorgio Amendola, precludendo di fatto la via del successo a Guido Gonnella, appoggiato dalla DC. I due partiti si troveranno allora d'accordo sulla scelta di una persona stimata trasversalmente. La figura di Pertini corrispondeva pienamente all'identikit tracciato e con 832 preferenze su 995 votanti, record di consensi, fu eletto Capo dello Stato, al posto del dimissionario Giovanni Leone, colpito dallo scandalo Lockheed.

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Il Presidente partigiano

"Cittadini, lavoratori. Sciopero generale contro l'occupazione nazista e la guerra fascista, per la salvezza delle nostre case, delle nostre terre e delle nostre fabbriche, come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o morire". E' il 25 aprile 1945, il partigiano che parla alla radio occupata di Milano è Sandro Pertini. Il futuro Presidente sta incitando i milanesi all'insurrezione generale contro il nemico nazi-fascista. A guerra conclusa sarà uno dei padri fondatori della Repubblica.

Dopo l'elezione a Capo dello Stato, l'impegno contro la corruzione e ogni forma di sistema dittatoriale è stato supportato dalla sua instancabile produzione di documenti e denunce. All'indomani del terremoto in Irpinia fu l'unico a metterci la faccia, ed il solo a criticare la lentezza e l'inutilità delle cosiddette "leggi speciali". Strazianti le sue parole dopo la strage della stazione di Bologna nel 1980. Visibilmente commosso commenta:- " Stiamo assistendo all'impresa più criminale che sia avvenuta nel nostro paese".

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In seguito fu tra i primi a parlare di attentato compiuto da settori di estrema destra.

Antifascista fervente

Pertini era uomo diretto e schietto, per questo non ha mai nascosto la sua avversione contro Mussolini e contro ogni regime autoritario. Del duce ha più volte sottolineato il suo "comportamento da vigliacco" durante i fatti di Milano, e quando "Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero che non aveva". Dopo la caduta di Salvador Allende in Cile, da giornalista, si scagliò contro il Generale Pinochet e scrisse una lettera aperta in memoria di Pablo Neruda. Da ricordare anche la sua ostilità nei confronti della mafia. Durante il discorso di fine anno 1982, le sue furono parole ferme e di condanna per l'omicidio di Pio La Torre e del suo autista Rosario Di salvo.

Europeista convinto

Si ricorda infine la sua delusione, durante il discorso di fine anno 83', per le sorti dell'Unione Europea. In quell'occasione ebbe a dire che l'Europa che si stava delineando dopo il trattato di Atene, non era quella per cui lui aveva lottato. Il Presidente aveva capito da tempo che gli Usa erano arrivati al loro scopo, quello di portare l'Europa il più lontano possibile dalle sfere di influenza sovietica nella guerra fredda tra le due superpotenze.