Il 28 novembre alle ore 19,35 la cometa Ison è passata alla distanza minima prevista dal Sole: 1,2 milioni di chilometri. Se non si scioglierà totalmente tornerà visibile dalla Terra il 3 dicembre: per quel giorno potremmo anche scoprire che il passaggio vicino alla nostra stella l'avrà resa molto più luminosa, garantendoci uno spettacolo unico.



Ison, che è partita dalla nube di Oort, una cintura posta all'estremità del nostro sistema solare, deve il suo nome agli scienziati russi che l'hanno scoperta oltre un anno fa, il 21 settembre del 2012: gli astronomi utilizzavano il telescopio dell'International Scientific Optical Network (la cui sigla è esattamente ISON) con sede a Kislovodsk, in Russia.





Qualora la cometa dovesse sopravvivere potrebbe fornirci informazioni vitali: potremmo ad esempio scoprire se l'acqua sulla Terra sia arrivata grazie ad una qualche cometa. Gli scienziati cercheranno inoltre tracce di aminoacidi nel nucleo di Ison, fondamentali per la nascita della vita.



E' tuttavia molto probabile che la cometa, una volta riapparsa, non sarà abbastanza luminosa per essere osservata ad occhio nudo: sarà quindi necessario utilizzare un telescopio o, quantomeno, un binocolo.



La cometa era comunque già visibile dal nostro pianeta a partire dal 15 novembre, ma il progressivo avvicinamento verso il Sole l'ha resa sempre più difficilmente individuabile. In ogni caso il momento giusto per l'osservazione, dai primi giorni di dicembre, sarà subito prima dell'alba o a ridosso del tramonto, quando la cometa sarà più bassa all'orizzonte e quindi più brillante.