Sono le sei del pomeriggio e insieme a Thomas Cordi, il presidente di Sustainable Tallahasse, entriamo nel Brewing Bar, un locale in cui si bevono birre artigianali e dove una volta al mese si tengono degli incontri ai quali la comunità assiste con vivo interesse proponendo le proprie idee e ascoltando quelle degli altri. In particolare, si discute di inquinamento, di alimentazione, di risorse naturali (come in questo caso) o di qualsiasi altro argomento che susciti l’interesse dei cittadini. Il governatore della Florida non ne è indifferente: tiene in alta considerazione le proposte della comunità.

Oggi lo speaker è Michael Hill, un ricercatore che ha lavorato per 17 anni in riva ai laghi della regione. Barba bianca e guance rosse da Babbo Natale, il volto di una persona buona e generosa. È stato Charlie Schwartz, un ingegnere della Leon County, a presentarcelo e a chiedergli di tenere una presentazione. Il lavoro che Michael porta avanti con passione da così tanto tempo consiste nel monitorare e intervenire sui rischi ambientali che possono compromettere la sopravvivenza delle specie animali e vegetali presenti nei laghi di questo immenso Paese.

I laghi di Tallahassee e la loro salvaguardia

Tutte le fotografie che vediamo e gli slide che scorrono sul monitor del Brewing sono state realizzate da Michael nel corso delle sue ricerche.

L’aspetto più interessante della relazione è sicuramente l’approccio personale di Michael, che ha inserito tra le altre anche alcune foto di sua figlia alle prese con i suoi attrezzi da lavoro o quelle più intime dei momenti che ha trascorso da solo mentre cercava disperatamente di salvare dei pesci agonizzanti raccolti in piccole pozze nei letti prosciugati.

“Una puzza alla quale ci si abitua”, dice.

Ma come succede che un lago si svuoti?! Tutto è dovuto a degli scompensi che si creano nei secoli, ma anche nel corso di alcuni decenni, tra i vari livelli del sottosuolo, per la precisione tra le formazioni calcaree, le cavità acquifere e la sabbia. Ciò provocherebbe la formazione delle cosiddette doline.

Nel Lago Jackson, per esempio, tra il 1966 e il 2016, a causa di una dolina, il livello dell’acqua è sceso in maniera preoccupante.

Uno stesso lago, fotografato a distanza di vent’anni, può essere prima rigoglioso e poi completamenteprosciugato. L’intervento umano, dunque, può ridargli vita? Forse sì, studiandogli strati in cui si sono create le falle per fare in modo che l’acqua ritorni al suo posto ed evitare il prosciugamento definitivo. I geologi si immergono nelle falle con i loro elmetti e cercano i punti in cui si è creata la voragine e quindi la dispersione dell'acqua nel sottosuolo. “Può sembrareinnaturale, ma quello che facciamo – spiega Michael – non è altro che accelerare ciò che succederebbe ugualmente nell’arco del tempo”.

Oltre a monitorare il livello delle acque, inoltre, i geologi e i ricercatori come Michael si occupano della salvaguardia delle specie di pesci esotici che le abitano.

Nei laghi Iamonia, Munson e Lafayette, l’intervento dei geologi è stato fondamentale. Si sono occupati, in particolare, della rimozione dello strato di alghe e residui naturali che non permettono alla luce di nutrire le profondità del lago. Un tipo di inquinamento naturale, non grave come l'inquinamento ambientale provocato dall'uomo, ma da tenere sotto controllo.

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