Rigopiano: la valanga, i soccorritori, i sopravvissuti, i morti, le telefonate, i soccorsi. Più di qualcosa non ha funzionato e ne hanno parlato molto i media. In particolare, nei salotti televisivi in tanti hanno speso opinioni su quanto accaduto nella settimana successiva alla valanga, quella in cui i soccorritori hanno lavorato senza sosta per restituire corpi e ricordi alle famiglie coinvolte.

Si è sentita forte l’Italia delle parole, dei pareri, dei pensieri, delle opinioni ma non ancora quella dei fatti, la più importante. Le valanghe sono soltanto uno dei problemi legati al nostro territorio. La verità è evidente e la mette sul tavolo la ricerca, con i dati. In Italia frane, inondazioni e valanghe sono fenomeni naturali assai frequenti e secondo Fausto Guzzetti, direttore dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle ricerche, sono state riconosciute e mappate mezzo milione di frane e 30 mila chilometri quadrati di aree inondabili, trattasi del 10% del nostro territorio.

I dati delle frane e inondazioni in Italia alla luce della tragedia di Rigopiano

Negli ultimi 5 anni frane e inondazioni hanno causato 139 morti, 176 feriti e oltre 28 mila sfollati e senza tetto. Dati importantissimi, dati che dovrebbero indurre a creare una politica di prevenzione e non di post-emergenza o di riparo quando ormai poche cose possono essere evitate. Il miracolo è sì quello di aver trovato e tirato fuori dalle macerie persone ancora vive dopo una valanga da 120 mila tonnellate come quella di rigopiano, ma il miracolo vero è evitare tragedie come queste.

Ed è quello che è stato detto dopo i terremoti dell’Irpinia, dell’Aquila, di Amatrice. Il terremoto non si può evitare ma le morti, quelle si potrebbe.

Serve la politica del fare. Perché questo avvenga c’è l’assoluto bisogno di ingenti interventi economici per mettere in sicurezza gli edifici pubblici, le abitazioni, le strutture a rischio. Ci sarebbe un disperato bisogno di un altissimo impegno sociale ed economico che non sembrano arrivare mai e se ne parla fino alla prossima tragedia, per fare una pausa e poi ricominciare a parlarne ancora dopo, con le lacrime agli occhi per le nuove vittime.

Come possiamo tutelarci dopo Rigopiano?

Dopo il dolore di Rigopiano, la prossima volta potrebbe essere un’inondazione a causare dei morti e nell’attesa che le amministrazioni riescano finalmente a mettere da parte i piccoli interessi e dare priorità alle emergenze vere, ci sono degli accorgimenti che possono sembrare banali ma sono utili a tutti noi per tutelarci. Una cosa importante è quella di informarci sui rischi delle aree in cui viviamo, dove vanno a scuola i nostri figli.

Quando piove molto, è sempre meglio spostarsi ai piani alti degli edifici e nelle stanze più lontane dai versanti; questo ci aiuta a difenderci da frane e inondazioni Sempre quando la pioggia scende copiosa, è il caso di non fermarsi sotto i versanti dai quali esce acqua perché possono franare e travolgerci. Non bisogna attraversare un ponte su di un torrente in piena perché può esondare e farlo molto velocemente, come è del tutto sconsigliato spostare l’auto parcheggiata vicino ad un fiume, perché se questo esonda non ci salveremmo.

In attesa che il rischio idrogeologico diventi un impegno sociale vero, la cosa importante è quella di scambiamoci informazioni, di non seppellire le nostre domande, la nostra prudenza che, in molti casi, può salvarci la vita.

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