La Conferenza Onu mondiale sui cambiamenti climatici (Cop26), che si doveva svolgere a Glasgow (Scozia) nel mese di novembre (dal 9 al 18) presieduta dalla Gran Bretagna, è stata rinviata al 2021, senza ancora una data precisa. L’agenda dei lavori prevedeva, inoltre, una pre-cop nel mese di ottobre (dal 2 al 4) a Milano con la co-presidenza italiana.

L’appuntamento di Glasgow doveva essere decisivo, passati cinque anni dagli accordi di Parigi, per raggiungere un’intesa certa e condivisa per contrastare l’attuale crisi climatica. La conferma del rinvio della conferenza mondiale sul clima avviene in un momento in cui la pandemia fa sentire i suoi effetti in tutto il mondo.

E gli eventi meteorologici gravi continuano a colpire tutto il pianeta costringendo milioni di persone a emigrare da una zona all'altra.

In questo quadro complicato, gli esperti del Cop restano in attesa di avere maggiori dettagli sulle misure economiche che i governi intendono varare nel post emergenza Covid19. La speranza è che le strategie per far ripartire la vita economica e sociale vadano verso gli obiettivi del Green Deal e di riduzione delle emissioni di gas serra.

Nulla di fatto alla Cop25

Alla conferenza Onu sul clima di Madrid (Cop25) tenuta nel mese di dicembre 2019 – annunciata come la conferenza più ambiziosa di sempre – non si è trovata un’intesa sul punto fondamentale del mercato del carbonio (art.

6 dell’Accordo di Parigi). Non è stato raggiunto un accordo, tra i paesi più ricchi della Terra, per rafforzare gli impegni del 2020 di riduzione delle emissioni climalteranti fissati sulla soglia critica di 1,5 °C. Per rispettare tale obiettivo, infatti, è necessario ridurre le emissioni del 7,6% l’anno.

Inoltre, non sono state messe in campo azioni concrete per la revisione del sistema di aiuti (Warsaw International Mechanism for Loss and Damage) nei confronti dei paesi poveri colpiti da disastri climatici.

Nel contesto della conferenza è stato creato un Gender Action Plan: un impegno quinquennale a tenere conto della discriminazione di genere nelle questioni ambientali.

Un’altra novità è stata l’istituzione di un tavolo per la piattaforma delle Comunità Locali ed Indigene.

Cambiamenti climatici e diffusione delle malattie infettive

Il riscaldamento della Terra è un fattore che permette agli agenti patogeni di trovare ambienti favorevoli dove prima era impossibile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) negli anni ’90 aveva avvertito già sugli impatti negativi provocati dai cambiamenti climatici relativi alla trasmissione di malattie infettive gravi.

Più recentemente invece, gli esperti hanno avvertito che l’aumento di 1 °C della temperatura media del pianeta può alterare il comportamento dei virus e modificare la modalità di diffusione delle epidemie.

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