Nelle mense degli ospedali di Palmanova, San Daniele del Friuli e Udine, una significativa porzione del cibo servito, pari al 4,7%, non viene consumata. Questo dato allarmante emerge da una ricerca approfondita condotta dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine, in collaborazione con l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Applied Sciences, ha esaminato un campione di 1.624 vassoi, monitorandoli prima e dopo il pasto nell’arco di cinque giorni. L’obiettivo principale dell’indagine era quantificare con precisione il cibo non consumato e valutare l’efficacia di una campagna di educazione alimentare e alla sostenibilità.
L’analisi ha rivelato che lo spreco medio ammonta a circa 33 grammi per vassoio, corrispondenti a una stima di 44 chilocalorie. L’impatto ambientale di questo spreco è notevole: per ogni singolo pasto, il cibo lasciato nel piatto è associato all’emissione di circa 70 grammi di gas serra e allo spreco di quasi 62 litri d’acqua, che non vengono utilizzati per il consumo finale. Estendendo questi dati all’intero campione rilevato nei cinque giorni di osservazione, gli avanzi superano le 70.000 chilocalorie. Questo volume di spreco genera un impatto ambientale stimato in ben 110 chilogrammi di gas serra e un impressionante spreco di 100.000 litri d’acqua.
Metodologia dello Studio e Alimenti Più Scartati
La ricerca è stata realizzata nel corso del 2023 e ha coinvolto le tre mense ospedaliere menzionate. Il metodo di rilevazione ha previsto la misurazione del contenuto dei vassoi sia prima che dopo il pasto, consentendo di quantificare con esattezza il cibo effettivamente scartato. Lo studio ha inoltre collegato gli avanzi a una valutazione nutrizionale e ambientale complessiva. Dalle rilevazioni è emerso che la tipologia di piatto più frequentemente sprecata è il contorno, in particolare le preparazioni a base di verdure cotte.
L'Impatto delle Campagne di Sensibilizzazione
Un aspetto cruciale dell’indagine ha riguardato l’efficacia degli interventi di sensibilizzazione.
Nella mensa dell’ospedale di Palmanova, l’intervento ha portato a una riduzione più marcata dello spreco. Tuttavia, è stato notato che, nella stessa struttura, la campagna ha avuto un successo minore nel modificare le scelte alimentari dei degenti. Al contrario, nelle mense degli ospedali di San Daniele del Friuli e Udine, lo spreco alimentare non ha subito modifiche consistenti, e in alcuni dati è stato persino registrato un leggero aumento, indicando una minore risposta agli stimoli di sensibilizzazione.
Le Conclusioni del Gruppo di Ricerca
Le ricercatrici Maria Parpinel, coordinatrice dello studio, e Federica Fiori, componente del gruppo, hanno evidenziato una correlazione diretta tra la scelta degli alimenti, il gradimento dei piatti offerti e la quantità di avanzi prodotti.
La ricerca sottolinea che promuovere determinate scelte alimentari all’interno delle mense non si traduce automaticamente in una riduzione dello spreco se gli alimenti selezionati non incontrano il favore dei consumatori. Questo suggerisce la necessità di strategie anti-spreco più integrate, che tengano conto non solo dell’educazione alimentare ma anche della qualità e dell’appetibilità dei pasti serviti.