Nel Libano meridionale, a Tiro, il progetto Forpro ha introdotto la coltivazione del pomodoro d’inverno salentino “di pendola”, una varietà tradizionale pugliese nota per la sua conservazione naturale. L'iniziativa, denominata "Formazione e produzione per la sicurezza alimentare in Libano", è promossa dall'organizzazione leccese Ctm Ets (Cooperazione nei Territori del Mondo) e finanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri tramite la quota dell'otto per mille dell'Irpef.
Questo pomodoro, con radici nel Salento, è coltivato da agricoltori libanesi in una terra segnata dalla guerra.
I semi tradizionali salentini sono stati piantati durante il conflitto, generando una produzione destinata a famiglie vulnerabili e sfollati del distretto di Tiro. La sua caratteristica principale è la capacità di conservarsi per mesi senza frigorifero, un vantaggio cruciale data la precarietà della rete elettrica libanese.
Coltivazione e impatto nel distretto di Tiro
La produzione segue la tradizione salentina delle “pendole”: i pomodori vengono legati e appesi in luoghi freschi e ventilati, assicurandone la disponibilità invernale. Il raccolto è ora distribuito alle famiglie più vulnerabili e agli sfollati del distretto di Tiro. Questa varietà, nota anche come pomodoro “da serbo”, è apprezzata per la sua conservazione prolungata senza refrigerazione.
I semi sono giunti in Libano durante missioni di monitoraggio a gennaio e sono stati coltivati in serre locali. Le piante sono cresciute grazie al contributo di lavoratrici sfollate fino alla raccolta estiva. Il progetto si inserisce in un contesto di bombardamenti, evacuazioni, crisi umanitaria, carenza di elettricità, inflazione alimentare e difficoltà di approvvigionamento. La coltivazione del pomodoro di pendola rappresenta quindi un intervento agricolo e alimentare essenziale per il distretto di Tiro.
Collaborazioni e sviluppo locale
La Ctm Ets collabora con partner locali, tra cui l'Unione delle Municipalità di Tiro e l'organizzazione Agric.