Il Comitato Via della Regione Abruzzo ha formalmente imposto al commissario straordinario per il rischio idrogeologico l'obbligo di presentare, entro sessanta giorni, un progetto dettagliato e risolutivo per il recupero integrale dell’oasi situata alla foce del fiume Saline, nel territorio comunale di Città Sant’Angelo. Questa drastica decisione è stata presa in seguito alla completa e irreversibile distruzione di un canneto, riconosciuto universalmente come habitat di primaria importanza naturalistica, causata da recenti e pesanti lavori. La notizia di questo provvedimento è stata ufficialmente diffusa a Pescara dal Forum H2O, l'associazione ambientalista che per prima aveva sollevato il caso, presentando un esposto dettagliato alle autorità competenti.

Il canneto oggetto della distruzione era storicamente inserito all'interno di una Oasi di Protezione per la fauna, un'area di pregio perimetrata dalla Provincia di Pescara da oltre due decenni e successivamente riconosciuta come meritevole di tutela anche all'interno del Piano faunistico regionale dell'Abruzzo. Il verbale della seduta del Comitato Via, tenutasi lo scorso 24 settembre, fissa in modo perentorio il termine di sessanta giorni per la presentazione del progetto, il cui scopo è il ripristino delle funzioni ecologiche originarie della porzione di oasi irrimediabilmente compromessa.

Le direttive per il ripristino ecologico

Il progetto richiesto al commissario straordinario per il dissesto idrogeologico dovrà prevedere una rigorosa rinaturalizzazione dell’intera area e la successiva ricostituzione del canneto su una superficie almeno equivalente o, preferibilmente, superiore a quella originaria.

L'intervento dovrà essere eseguito nelle immediate vicinanze e comunque sempre all'interno dei confini dell'Oasi Foce del Saline, privilegiando l'utilizzo di cannuccia di palude locale (Phragmites australis) attraverso trapianto o impianto, al fine di accelerare il recupero della vegetazione autoctona e la biodiversità.

Le prescrizioni includono altresì l'imperativa protezione dell'area ripristinata da qualsiasi forma di disturbo antropico, quali il calpestio indiscriminato, l'impiego di mezzi d'opera e altri fattori di perturbazione, fino al completo e stabile recupero delle sue funzioni ecologiche. L'obiettivo primario delineato dal Comitato Via è, pertanto, la totale ricostituzione dell'habitat eliminato e la salvaguardia attiva della porzione interessata per l'intera durata del complesso processo di ripristino ambientale.

Il valore inestimabile dell'oasi distrutta

Il Forum H2O tiene a ricordare che numerosi studi scientifici, condotti da vari enti e autorevoli istituzioni universitarie, avevano già ampiamente documentato l'importanza cruciale di questo sito. Si tratta, infatti, di uno degli ultimi e più significativi lembi di vegetazione naturale lungo una costa ormai fortemente cementificata e urbanizzata. L'area costituiva un vitale punto di sosta per il riposo e l'alimentazione di molteplici specie protette migratrici, essenziali per la biodiversità. Il canneto, in particolare, fungeva da dormitorio per decine di migliaia di rondini, oltre a rappresentare un rifugio fondamentale per innumerevoli altre specie di uccelli e fauna selvatica.