Trieste, 15 ottobre 2026 – Il Mose protegge Venezia dalle inondazioni, ma ha impatti sull’ecosistema lagunare. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), pubblicato su Scientific Reports, che analizza il rapporto tra l’uso sempre più frequente dell’opera e le conseguenze sul sistema lagunare veneziano.
L’aumento delle chiusure del Mose è collegato all’innalzamento del livello medio del mare causato dai cambiamenti climatici, prevedendo attivazioni più frequenti e prolungate. Il team di ricerca ha esaminato l’equilibrio tra l’uso di questa misura di adattamento e gli effetti dell’isolamento prolungato sull’ecosistema, concentrandosi sul tempo di rinnovo delle acque.
Scenari climatici e impatto del Mose
Lo studio ha considerato due scenari climatici (alte e basse emissioni di gas serra) e due periodi (metà secolo: 2045-2049; fine secolo: 2095-2099). Le condizioni operative, con e senza Mose, hanno permesso di confrontare gli effetti sulla laguna.
I risultati indicano che il Mose limita efficacemente l’innalzamento del livello del mare in laguna, ma aumenta significativamente il tempo di rinnovo dell’acqua. Donata Canu, ricercatrice Ogs e prima autrice, spiega: “Questo studio dimostra che, sebbene il Mose possa salvaguardare Venezia dalle inondazioni, allo stesso tempo intensifica anche il confinamento idrodinamico che, combinandosi con le variazioni di temperatura, produce una severa pressione cumulativa sul sistema lagunare”.
Frequenza delle chiusure e ricambio idrico
Nello scenario ad alte emissioni (riscaldamento estremo), le chiusure potrebbero raggiungere circa 248 giorni all’anno. Oltre un terzo della laguna richiederebbe più di 20 giorni per rinnovare le proprie acque. Nello scenario a basse emissioni, gli impatti risulterebbero circa dimezzati rispetto al quadro ad alte emissioni.