Il mistero dei granuli bianchi comparsi nelle scorse settimane su diverse spiagge della costa toscana è stato risolto: si tratta di ammassi di lenticchie d’acqua, piccole piante acquatiche tipiche degli ambienti di acqua dolce. La conferma arriva da Arpat, che ha chiarito la natura del materiale spiaggiato. Le analisi indicano specificamente ammassi vegetali di Lemna gibba, arrivati dal sistema dell’Arno e dispersi lungo il litorale da venti e correnti.

Il fenomeno ha interessato un vasto tratto costiero, in particolare l'area tra Rimigliano e Baratti, il golfo di Baratti, il Golfo di Follonica e l’Isola d’Elba, con tracce del materiale rinvenute anche sulle coste dell’Arcipelago toscano.

La ricostruzione degli esperti collega questi ammassi vegetali direttamente alla foce dell’Arno. Le lenticchie d’acqua, una volta giunte in mare, sarebbero state trasportate verso sud dalle correnti marine, raggiungendo poi grandi distanze grazie all'azione combinata di venti e correnti. Al momento del loro arrivo sulle spiagge, le piante si presentavano ormai decomposte e con una caratteristica colorazione bianca, dovuta alla completa perdita della clorofilla.

Le analisi scientifiche sul materiale spiaggiato

Gli accertamenti condotti sul materiale raccolto hanno permesso di individuare una componente polisaccaridica di origine vegetale attraverso approfondite analisi chimiche. Le osservazioni al microscopio, svolte dai tecnici di Arpat e supportate da una relazione tecnica dettagliata fornita dai botanici dell’Università di Siena, hanno ricondotto il materiale soprattutto alla specie Lemna gibba.

Questa è una specifica varietà di lenticchia d’acqua galleggiante, nota per prosperare in acque dolci ferme o a lento scorrimento.

È importante sottolineare che le lenticchie d’acqua, nel loro ambiente naturale di acqua dolce, si presentano di un vivace colore verde brillante. Tuttavia, il prolungato trasporto in mare e l’immersione in acque salate innescano un processo di deperimento progressivo. Durante questo processo, la clorofilla si degrada, e il materiale vegetale perde gradualmente la sua pigmentazione, diventando sempre più chiaro fino ad assumere l'aspetto biancastro e quasi etereo osservato sulla maggior parte degli ammassi spiaggiati.

Avvistamenti estesi nei corsi d’acqua italiani ed europei

Il fenomeno degli ammassi di lenticchie d’acqua non è isolato. Già alla fine dell’estate 2026, queste piccole piantine erano comparse in quantità estese in diversi fiumi, canali e laghi in varie parti d’Italia e d’Europa. Tra le località interessate, si segnalano alcuni tratti del fiume Po e del Reno, indicando una diffusione più ampia del fenomeno.

In Italia, a metà settembre 2026, ammassi significativi hanno ricoperto varie zone dell’Arno nel tratto fiorentino. Successivamente, tra il 10 e l'11 ottobre 2026, osservazioni simili sono state effettuate anche nella zona urbana di Pisa, dove il materiale è stato identificato come Lemna polyrrhiza, un'altra specie di lenticchia d'acqua.

Per quanto riguarda l'episodio pisano, l’Agenzia ha prontamente informato il Comune sugli esiti degli approfondimenti condotti.

La documentata presenza di specie diverse, tra cui la prevalente Lemna gibba e la Lemna polyrrhiza, evidenzia la capacità di queste piante acquatiche di diffondersi ampiamente in ambienti d'acqua dolce, prima di essere potenzialmente trasportate verso le coste marine.