I granuli bianchi avvistati nelle scorse settimane su diverse spiagge della costa toscana sono stati identificati come ammassi di lenticchie d’acqua, piccole piante acquatiche tipiche degli ambienti di acqua dolce. Questo fenomeno ha interessato in particolare località come Rimigliano, Baratti, il Golfo di Follonica e l’Isola d’Elba. Le indagini hanno collegato il materiale alla foce dell’Arno: le piante sarebbero state trasportate verso sud dalle correnti marine, raggiungendo così anche le coste dell’Arcipelago toscano.

Le analisi chimiche, diffuse il 14 ottobre 2026, hanno evidenziato una componente polisaccaridica vegetale.

Le osservazioni al microscopio, condotte da ARPAT con il supporto tecnico dei botanici dell’Università di Siena, hanno individuato prevalentemente esemplari di Lemna gibba. Si tratta di una lenticchia d’acqua galleggiante, caratteristica di acque dolci ferme o a lento scorrimento.

Le aree coinvolte e il percorso delle piante

Le prime segnalazioni del materiale risalgono alla metà di settembre e hanno riguardato un ampio tratto del litorale toscano. I granuli sono stati osservati tra Rimigliano e Baratti, nel Golfo di Follonica e all’Isola d’Elba. La ricostruzione tecnica indica che le lenticchie d’acqua, una volta giunte in mare dalla foce dell’Arno, sono state spinte da venti e correnti marine fino alla parte centro-meridionale della costa toscana.

Nel passaggio dall’ambiente d’acqua dolce a quello marino, le piantine sono arrivate sulle spiagge in uno stato di decomposizione. La colorazione bianca è stata attribuita alla perdita dei pigmenti clorofilliani: nel loro ambiente naturale, le lenticchie d’acqua sono verdi, ma l’immersione in acqua salata e il conseguente deperimento provocano una progressiva degradazione della clorofilla. Questo processo ha determinato l’aspetto biancastro osservato nel materiale spiaggiato.

Il legame con fiumi e canali

Il fenomeno è stato messo in relazione con la significativa proliferazione di queste piante acquatiche registrata alla fine dell’estate 2026 in diversi fiumi, canali e laghi sia in Italia che in Europa. Ammassi di queste piantine sono stati osservati anche in alcuni tratti del Po e del Reno. A metà settembre 2026, hanno ricoperto varie zone dell’Arno nel tratto fiorentino e pisano.