Strana cosa la sensibilità. La settimana scorsa, un ventenne, Michael Passatempi, malato psichico è morto per asfissia meccanica, secondo ipotesi investigativa, dovuta ad una manovra contenitiva compiuta dagli operatori della ‘Casa Dolce di Casalecchio’ (strano nome per una fine cosi orrenda).

Il pm Giampiero Nascimbeni ha indagato tre operatori con l’accusa di omicidio colposo e il medico legale Chiara Mazzacori ha riscontrato ecchimosi e petecchie, sul torace del giovane, cioè mini-emorragie su cuore e polmoni, segni che indicano quello schiacciamento, non certo in tal caso conforme a comportamenti, protocolli e procedure corrette di emergenza, che avrebbe causato l’asfissia meccanica. 

Il presidente della cooperativa Dolce, Pietro Segata, che gestisce la struttura, ha nei giorni scorsi consegnato ai Nas tutti i documenti compresa la relazione integrativa chiesta dallo stesso Segata allo operatore che nel tentativo di bloccare il giovane paziente gli si era seduto sopra, a suo dire, non sul torace ma sul bacino.

Sempre il Segata, presidente, in quell’occasione si preoccupava di far sapere alla stampa che parecchie ore, praticamente dal mattino al pomeriggio, erano state da egli stesso dedicate e da tutta la struttura alle richieste dei Nas che giustamente oltre a relazioni e cartelle cliniche, avevano preso da Casa Dolce anche tutti i documenti inerenti l’accreditamento della struttura.

Fin qui tristi e normali procedure, ma il salto di qualità, anzi di sensibilità  lo fa il presidente Segata quando, dopo che il perito si è riservato di consegnare la propria relazione entro sessanta giorni, si è preoccupato di precisare che, avendo egli stesso verificato corrispondenza tra protocolli e procedure di emergenza, non se la sentiva, nel modo più assoluto, di generare insicurezza negli operatori che, ricordiamo, parole del Segata, guadagnano mille euro al mese per il loro lavoro.

Ovviamente queste ultime parole hanno colpito al cuore del Cda della Dolce che ha confermato la non sospensione dei tre operatori indagati per omicidio colposo..Viene da chiedersi se è ancora attuale, il principio su cui si fonda la nostra società: innocente sino a prova contraria? In una società in cui le prove, anche le più evidenti, vengono, nella maggior parte dei casi, sminuite e ridotte in non prove da una interpretazione legislativa che tutela sempre più il carnefice e i suoi eventuali diritti e quasi mai la vittima e chi su questa terra rimane a piangerne la scomparsa.