Abbiamo tutti ascoltato la bella notizia di ieri relativa all’abbassamento a 370 punti dello Spread (cioè del rapporto tra i rendimenti dei nostri titoli di Stato e quelli tedeschi ), dopo che il Governatore della BCE Mario Draghi ha dichiarato di aver deciso di acquistare, dai paesi euro-deboli, i loro titoli di Stato a breve termine. Ma perché l’andamento dello Spread tocca così da vicino le nostre tasche?
Quando lo Spread aumenta lo Stato deve pagare un maggior tasso d’interesse che inevitabilmente comporta l’esborso di una notevole quantità di danaro che, a sua volta, dovrà prima o poi essere compensato da maggiori entrate sottoforma di tasse etc..
Le tasse a loro volta, come già ben sappiamo, fanno inevitabilmente crescere i prezzi e conseguentemente frenano i consumi che, a loro volta, abbassano la produzione e dunque l’occupazione.
Pertanto questa notizia darà maggior ossigeno alle nostre finanze pubbliche di quanto e per quanto tempo si vedrà in base all’andamento dello Spread dei prossimi giorni. Contemporaneamente le borse azionarie hanno fatto registrare un boom notevole (Milano + 4,2%) tanto da far pensare che gli investitori abbiano inteso in tal modo premiare l’operato di Draghi e della BCE.
Sappiamo tutti che se il governo Monti non avesse curato il “malato” Italia con medicine sostenutissime oggi avremmo lo Spread a 1500 punti, ma nel contempo ci chiediamo come, specialmente negli ultimi 5 anni, nessun governo si sia accorto dell’importanza che assume l’euro nella economia internazionale e, a immediata cascata, in quella nazionale.