Tali e tanti, in questi ultimi anni, sono stati i risultati deludenti del Milan, che, a lungo andare, qualcuno è esploso. E per prima è esplosa Barbara Berlusconi, la figlia del presidente Silvio, determinata a chiarire che il suo apprendistato è finito e che si considera di diritto la rappresentante della proprietà all'interno della società calcistica, con mandato ampio, forte e preciso. Come ampiamente riportato dai quotidiani in questi giorni, la rampante figlia del patron ha messo in discussione tutta la "filosofia aziendale" del club rossonero.

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Sul banco degli imputati non è finito solo l'allenatore Massimiliano Allegri, ma pure l'Amministratore Delegato Adriano Galliani, il fidatissimo amico, che il Milan Calcio gestisce da sempre.

Pare che padre e figlia abbiano programmato una fitta serie di incontri e riunioni, per analizzare a fondo e in dettaglio i problemi della società e individuare la strada per rilanciare la squadra, dopo il disastroso inizio di campionato.

Ma, in definitiva, che cosa contesta e che cosa propone la giovane Barbara Berlusconi?

Innanzitutto asserisce che la linea sportiva adottata dalla dirigenza non funziona, come, per esempio, la conduzione del mercato acquisti e vendite, che ritiene superata, antiquata, in quanto non dispone di una efficiente rete di osservatori ed è collegata sempre agli stessi pochi procuratori. Il guaio è, sostiene, che, se l'aspetto sportivo non funziona, ne risentono pesantemente gli altri rami societari, commerciale e marketing per primi.

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Tutto fa pensare che abbia in testa un ben preciso modello di sviluppo e di gestione dell'azienda Milan. Che intenda stravolgere stile di conduzione e obbiettivi di gestione, anche richiamando in società bandiere del passato prossimo, quali Paolo Maldini e Demetrio Albertini, l'uno come uomo immagine, come ambasciatore o addirittura Direttore sportivo, l'altro, per mettere a frutto a favore del Milan la ormai acquisita e consolidata mentalità aziendale.

Tutto porta a pensare che si assisterà ad uno scontro generazionale, in quanto Barbara ritiene che non si possa più gestire il club come vent'anni fa. Da imprenditrice pensa che il ramo sportivo necessiti di un programma tecnico completamente innovativo, per esempio i tifosi vanno considerati, oltre che appassionati, anche possibili e probabili clienti. In definitiva teme che l'immagine del Milan si appanni, appaia antiquata, non al passo con i tempi, che l'azienda dia prova di non saper far fronte alle nuove e diverse condizioni economiche. Di certo non pare un cambiamento di poco conto e, soprattutto, attuabile in modo indolore...