Ancora guai per il Parma calcio. Oltre ad occupare l'ultimo posto in classifica, a ben dieci punti dalla quota salvezza, oltre alla rescissione del giocatore con più talento, Cassano, che ha dato il via a numerose partenze nella sessione del mercato invernale, la situazione nelle ultime ore sta peggiorando. Andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda. A maggio dell'anno scorso la squadra si qualifica per i preliminari di Europa League, poi il pagamento in ritardo di circa 300mila euro di Irpef e arriva l'esclusione, con l'ex presidente Ghirardi che mette in vendita la società.

A dicembre riesce a cederla ad una cordata russo cipriota di petrolieri.

La città torna a sognare, consapevole che sarà comunque necessario un anno di purgatorio in Serie B. La presidenza è nelle mani di Pietro Doca e l'avvocato Fabio Giordano. A metà gennaio viene nominato presidente il braccio destro di Rezart Taci, Ermir Kodra, 29 anni, albanese e dirigente della raffineria albanese Armo. Proprio Taci era stato molto vicino ad assumere l'incarico in prima persona.

Sembrava che si potesse intravedere la luce in fondo al tunnel, ma i guai non sono finiti qua. I giocatori continuano a non ricevere gli stipendi, e non ci sono solo loro in questa difficile situazione: una società importante come questa, infatti, comprende tante persone, dal magazziniere al giardiniere agli assistenti ai fornitori, con numerose famiglie coinvolte, i quali non hanno contratti milionari, ma uno stipendio normale che è necessario per vivere.

Come detto, sono stati molti ad andarsene, riducendo drasticamente la rosa del club; d'altronde sette mesi senza stipendio sono tanti per chiunque, ed è legale in questo caso, per ogni lavoratore, sia esso calciatore, operaio o dipendente, rescindere il contratto con il proprio datore di lavoro. Per ora solo due hanno optato per questa soluzione (Felipe e Cassano) ma non è escluso che lo possano fare altri, in qualunque momento.

Ma ciò che ha scosso ulteriormente un ambiente già abbastanza provato è la notizia delle ultime ore. Il petroliere albanese, in carica da poco più di un mese, ha ceduto la squadra a un imprecisato gruppo industriale.

C'è chi parla di uno sceicco del Qatar, chi di un gruppo industriale russo, chi di una cordata d'imprenditori emiliani e chi infine della famosa famiglia Barilla. Un sola cosa è certa: entro il 15 febbraio tutti gli stipendi dovranno essere pagati, altrimenti il club verrà messo in mora da tutti i giocatori.

Tutto è avvenuto nella notte: una misteriosa società cipriota, la Dastraso Holdings Ltd, che il 19 dicembre scorso aveva rilevato il Parma da Ghirardi, avrebbe venduto le sue quote a un misterioso acquirente. Voce confermata anche dall'attuale sindaco della città Federico Pizzarotti e l'ex direttore generale Pietro Leonardi. Si parla un investimento immediato di 50 milioni di euro, il che consentirebbe di coprire alcuni dei buchi finanziari.

Purtroppo, però, la certezza non si può avere.

Allo stesso modo, fa notare Il fatto Quotidiano, non si può essere nemmeno certi che il club nell'ultimo periodo il Presidente, sia stato Taci, da tutti indicato come tale. In città il clima è bollente e c'è rabbia tra i tifosi che vogliono chiarezza a tutti i costi. Troppi dubbi, troppe cose poco chiare. C'è da sapere chi sarà in grado di pagare i debiti di questa società che ha già visto una situazione simile con la famiglia Tanzi dieci anni fa.

Il rischio di sparire dal professionismo è concreto e sarebbe una sconfitta per tutto il mondo calcistico italiano.

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