Ci sono le grandi storie sportive, quelle che abbracciano un'intera carriera segnata da prodezze indelebili e ci sono le piccole, ma nello stesso tempo grandi storie. Sono segnate da pochi fotogrammi, talvolta un episodio che, però, in qualche modo, è così memorabile da essere rievocato. La storia di Mika Aaltonen è una di queste: i tifosi dell'Inter più maturi lo ricordano bene per una prodezza che caratterizzò la serata più nera di Giovanni Trapattoni sulla panchina della Beneamata, un gol fantastico che gelò lo stadio 'Meazza'. Talmente bello e talmente in gran spolvero l'autore da convincere l'allora presidente Ernesto Pellegrini a portarlo a Milano.

Della sua 'comparsata' ad Appiano Gentile è più difficile ricordarsi, semplicemente non aveva i numeri per l'esperienza nel massimo campionato italiano e Trapattoni decise di non azzardare. Avrebbe avuto anche una seconda chance, anonima come la prima. Aaltonen non aveva nemmeno 30 anni quando appese le scarpette al chiodo, il grande calcio professionistico non era la sua strada, me ne avrebbe trovata un'altra sui libri universitari. L'ex centrocampista offensivo ha compiuto ieri, 16 novembre, 55 anni: ormai da tempo è uno stimato docente, nonché autentico punto di riferimento per il mondo accademico finlandese.

Un gol che vale una carriera

Il 21 ottobre del 1987 l'Inter gioca l'andata del match valido per i sedicesimi di finale di Coppa Uefa contro la sconosciuta formazione finlandese del Turun Palloseura e le battute si sprecano: un po' per il nome del team scandinavo che a molti ricorda il 'turòn' (torrone) milanese, ma anche per una partita che si prospetta un buon allenamento per Altobelli, Scifo, Passarella e compagni.

Il Turun ha comunque dimostrato di non essere così sprovveduto dopo aver fatto fuori i favoriti austriaci dell'Admira Wacker nel turno precedente, grazie a una doppietta di Aaltonen nel match in trasferta. Inizia il match e l'Inter sembra contratta, gioca a sprazzi e la partita sarà comunque lo specchio di una stagione poco felice, i ruvidi finlandesi sono ben piazzati in difesa e rintuzzano senza problemi i tentativi offensivi dei nerazzurri.

Sono trascorsi appena 11' quando Mika, facilmente riconoscibile in quanto tra i pochi non biondi della sua squadra, prende palla a 25 metri dalla porta, si gira e lascia partire un tiro imprendibile che s'insacca nel sette, imparabile per Zenga. Sarà il match-point con l'Inter che non riesce a scuotersi dal torpore e il Turun che si difende con ordine e con pochi patemi.

Poco importa se nel ritorno disputato nel piccolo stadio di Turku i nerazzurri ribalteranno il passivo vincendo 2-0 e superando il turno, per il club scandinavo quella di San Siro è una notte da ricordare per sempre e lo sarà soprattutto per Aaltonen il cui futuro sembra legato all'Inter.

La fugace esperienza italiana

Così a stagione in corso Ernesto Pellegrini decide di scommettere su questo giovanotto che qualche mese dopo si presenta ad Appiano Gentile, nuovo acquisto dell'Inter. Giovanni Trapattoni, però, mastica tanto calcio e sa riconoscere l'eroe di una notte da un campione, gli bastano pochi allenamenti per comprendere che Aaltonen non è da Inter e il ragazzo di Turku va in prestito al Bellinzona, nel campionato svizzero.

Torna a Milano in estate, per essere girato nuovamente in prestito al Bologna dove Gigi Maifredi condivide l'opinione del Trap. Così Mika gioca qualche scampolo di gara in campionato e segna l'unico gol della sua esperienza italiana in un match di Mitropa Cup vinto 5-2 dagli emiliani contro il Ferencvaros. Poi l'Inter lo cede a titolo definitivo all'Hertha Berlino, anche qui non incide più di tanto e torna da dove era partito, al Turun, fino al 1993. Dopo una parentesi nel campionato israeliano, gioca la sua ultima stagione in Finlandia nel 1994 nelle file del Tampereen Pallo-Veikot con cui si laurea campione nazionale. Sarà il suo ultimo anno, a soli 29 anni a causa di persistenti problemi fisici decide di ritirarsi.

Per lui anche 19 presenze e 1 gol con la nazionale finlandese.

Il prof Aaltonen

In realtà già a Bologna il centrocampista finlandese aveva capito che il calcio per lui era solo un hobby, di certo più redditizio tra i professionisti, ma la sua vera vocazione è lo studio. Nel capoluogo emiliano aveva iniziato a frequentare la facoltà di filosofia esistenziale, successivamente in patria ottiene un dottorato in economia e diventa docente all'Università di Turku e al dipartimento di scienze tecnologiche di Helsinki. Contrariamente a quella sportiva, la sua carriera qui decolla: è stato direttore del "Progetto Strax" che studia i macro-flussi economici, membro dell'American Council for the United Nation's University Millennium Project di Washington, socio della "World Future Society" e componente dello "Speakers Forum".

Attualmente è CEO della Research and Analysis Corporation of Finland, membro del comitato scientifico del National Audit Office e presidente e fondatore della AI Strategy Company, una start-up nel campo dell’intelligenza artificiale. Decisamente un fuoriclasse.

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